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Nave Alan Kurdi ancora in mare. Si moltiplicano accuse e appelli

Nave Alan Kurdi ancora in mare. Si moltiplicano accuse e appelli

Ancora una nave in mezzo al mare a largo delle coste maltesi, carica di migranti salpati dalla Libia che da nove giorni aspettano un porto sicuro disposto a farli sbarcare. L'imbarcazione è della ong tedesca Sea Eye e si chiama Alan Kurdi, come il bambino curdo siriano di tre anni - lo chiamavano Aylan - che commosse il mondo intero, vittima del mare, trovato morto con la sua maglietta rossa il 2 settembre 2015 sulla spiagia turca vicino Bodrum.

Ammassati in una nave non certo da crociera, spaventati per le mutevoli condizioni meteorologiche, oltre 60 profughi attendono che in Europa si raggiunga un accordo sul loro destino. Una donna incinta, intanto, ha dovuto lasciare la nave per un attacco epilettico e al marito non le è stato permesso di accompagnarla. «Questa non è una condizione adeguata per persone che hanno vissuto esperienze così terribili e non è una condizione adeguata nemmeno per il mio equipaggio», ha detto il capitano della nave Werner Czerwinski, preoccupato per una situazione che definisce «insostenibile».

Un ministro che umilia e approfitta

A Lampedusa è stato proibito l'attracco della nave e consentito lo sbarco a donne e bambini i quali, per non separare la propria famiglia in un momento così difficile, hanno preferito proseguire il viaggio insieme ai papà verso Malta. «Donne e bambini si rifiutano di scendere dalla nave. Non ci resta che augurare buon viaggio verso Berlino», ha commentato con sarcasmo il ministro dell'interno Salvini. «Dietrofront, nave Ong diretta a Malta. Molto bene, in Italia non si passa. #portichiusi». Ma anche a Malta la nave ha ricevuto l'ennesimo rifiuto.

Intanto la ong ha risposto alla provocazione di Salvini: il ministro, ha accusato, «non ha umiliato solo i naufraghi, ma sfrutta tutto e tutti per ottenere il massimo vantaggio possibile da questa situazione».

Un appello

L'associazione Baobab Experience si è appellata ieri all'Unione Europea – che si occupa di accoglienza, assistenza e tutela dei diritti dei migranti – «per lo sbarco immediato delle persone a bordo della nave Alan Kurdi, per porre fine alla guerra alle ong, per la chiusura dei centri di detenzione libici e la creazione di corridoi umanitari che consentano l’evacuazione sicura delle persone lì arbitrariamente e ingiustamente detenute».

Ancora una volta delle persone si trovano «ostaggio di una politica disumana che, contro ogni legge del mare e di tutela dei diritti umani, si permette di chiudere i porti ad imbarcazioni che prestano soccorso ai naufraghi». Una politica che, inoltre, «ha finanziato strutture di detenzione in Libia, nelle quali i migranti sono trattenuti con la tortura e il ricatto, ora nel caos e in stato di emergenza. Ha bloccato e criminalizzato la solidarietà offerta a quanti riescono a fuggire da quell’inferno, impedendogli lo sbarco in un porto sicuro».

Una politica, infine, che si dimostra ancora una volta insensibile alle sofferenze altrui. A bordo della Alan Kurdi ci sono infatti «famiglie a cui il ministro dell’Interno Salvini ha offerto lo sbarco solo in cambio di essere divise. Un ricatto a cui nessuna persona dovrebbe essere mai sottoposta. Ci sono donne, bambini, minori, persone che hanno affrontato oltre al viaggio, torture e impedimenti di ogni tipo».


* Immagine di Twitter Trend 2019, tratta da Flickr, immagine originale e licenza. L'immagine è stata ritagliata.

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