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Su "Vita Pastorale" si parla di accoglienza, antisemitismo, razzismo e populismo

Il numero di giugno di Vita Pastorale, mensile dei Paolini, è davvero ricco di contenuti e firme note anche al pubblico di Adista. E il titolo portante dell’edizione, che campeggia in copertina (v. immagine qui a sinistra), non lascia spazio agli equivoci: Accoglienza. No a guerre tra poveri”.

Oltre all’articolo già recensito sul nostro sito, sulla rivista spicca quello di Tonio dell’Olio (presidente della Pro Civitate Christiana di Assisi), accompagnato dalle interviste a suor Rita Giaretta (orsolina impegnata a Caserta nella comunità d'accoglienza per donne africane vittime di tratta “Casa Rut”)e a p. Bartolomeo Sorge (il gesuita, ex direttore di Aggiornamenti Sociali, che dopo il voto europeo ha criticato l’abuso di simboli religiosi da parte di Matteo Salvini e ha espresso amarezza per un’Italia «leghista, non più cristiana»).

Papa Francesco, sottolinea Tonio Dell’Olio, «si trova a constatare che c’è un riemergere di spirito e comportamenti di esclusione e di razzismo, di rifiuto del diverso e di chiusura verso gli stranieri, soprattutto se costretti a fuggire da fame, guerra o persecuzioni». Sentimenti e atteggiamenti che «pensavamo ormai archiviati polverosamente negli scaffali più dolorosi della storia. E, invece, ci tocca fare i conti con un antisemitismo irrazionale che rigurgita dall’ignoranza e dal fanatismo in Francia, negli Usa, ma anche in Italia». Gli attacchi alla memoria di Anna Frank, le commemorazioni fasciste in occasione del 25 aprile, le braccia tese negli stadi, rappresentano il «segno che non siamo di fronte a un incidente di percorso, ma piuttosto di una ideologia adottata a chiave di lettura del mondo». L’unica soluzione è la “resistenza”, conclude Tonio, ovvero «arginare con la cultura, la comunicazione, la formazione e la conoscenza, la deriva di un pensiero banale e volgare, sprezzante e offensivo, che si nasconde tanto tra le pieghe dei social network quanto negli slogan della curva di uno stadio».

Davvero i migranti sono la causa dei nostri problemi?, si chiede suor Rita. «C’è una volontà politica – denuncia l’orsolina – di dimostrare che il migrante è la causa di tutti i nostri problemi, di mantenere alto il livello di paura per sfruttarlo a proprio vantaggio, per raccogliere consensi elettorali, distogliere la gente dai veri, gravi problemi del nostro Paese: il calo demografico, la mancanza di lavoro, la corruzione sempre più diffusa, la crisi delle istituzioni, la mancanza di un futuro, in particolare per i giovani che se ne stanno andando dall’Italia». L’intervista prosegue sui temi politici e in particolare sulle politiche migratorie del ministro Salvini tollerate e, anzi, apprezzate anche dai cattolici. «La Chiesa stessa vive da sempre uno scollamento tra quello che è il Vangelo e la pratica», conferma suor Rita. La Chiesa spesso «ha puntato più sulle pratiche sacramentali e sulle liturgie che sulla vita. “Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amato”: soltanto chi incarna questo amore nelle scelte e nei comportamenti quotidiani diventa “un segno” credibile. Troppo spesso abbiamo delegato ad altri».

Infine, p. Sorge risponde alle domande dell’intervistatrice in merito al suo nuovo libro Perché il populismo fa male al popolo. Le deviazioni della democrazia e l’antidoto del “popolarismo”. «Il populismo è la distruzione della democrazia rappresentativa, la forma migliore di governo, con tutti i suoi limiti» ed è quella «che ha permesso la ricostruzione dell’Italia dopo il fascismo, dopo la guerra». Matteo Salvini, prosegue, «dice che rappresenta sessanta milioni di italiani. Ma una maggioranza parlamentare non è tutto il popolo. Il popolo è sovrano comprese le minoranze, le opposizioni. L’illusione del populismo è identificare con la maggioranza parlamentare l’intero popolo». Come Mussolini in passato, il populista contemporaneo – il gesuita ci mette dentro anche Berlusconi e in parte Renzi – crede di poter parlare direttamente al popolo, saltando ogni mediazione dei corpi intermedi, delegittimando spesso anche il Parlamento».

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