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Le Tavole di papa Francesco. 10 raccomandazioni per ricordare ai nunzi: “fate i bravi”

Le Tavole di papa Francesco. 10 raccomandazioni per ricordare ai nunzi: “fate i bravi”

CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Una bella ramanzina, quella del papa, ai nunzi apostolici. Li ha incontrati ieri, 13 giugno, nell’ambito della riunione “diplomatica” che si chiuderà domani in Vaticano. Vi partecipano 103 rappresentanti pontifici, 98 dei quali sono nunzi negli Stati con i quali la Santa Sede ha rapporti e 5 osservatori permanenti (nei consessi internazionali, tipo l’Onu).

Francesco ha articolato la sua “lezione” in dieci punti per dire che il Nunzio è: uomo di Dio; uomo di Chiesa; uomo di zelo apostolico; uomo di riconciliazione; uomo del Papa; uomo di iniziativa; uomo di obbedienza; uomo di preghiera; uomo di carità operosa; uomo di umiltà. Per ognuno di essi, il papa ha specificato cosa deve essere e, con altrettanta schiettezza, cosa non deve essere un nunzio. Trasparente come il più delle volte, poco ci è mancato che di qualcuno facesse nome e cognome (ma qualche riferimento è chiaro). Per esempio, quello di mons. Carlo Maria Viganò, già nunzio negli Stati Uniti e protagonista, alla fine dell’agosto scorso, di una iniziativa mirante a ottenere le dimissioni di papa Francesco, accusato di non aver applicato le sanzioni che Benedetto XVI emise (ma non fece osservare neanche lui) contro Theodor McCarrick e perciò di aver “coperto” gli allegri weekend con i seminaristi della diocesi di cui era a capo, Washington. Ma in qualche altro punto si può intravvedere la figura del rappresentante della Santa Sede in Cile, mons. Ivo Scapolo, che non informò il papa sulle malefatte di mons. Juan Barros, amico e seguace (e complice?) di Fernando Karadima, ormai noto come abusatore seriale. Poi ci sono i nunzi che amano il lusso, quelli poco ubbidienti, quelli che si comportano come «cattivi padroni»...

Di seguito alcune delle frasi del papa, tratte dai punti 1, 2, 5 e 7 del suo decalogo.

  

«1 - Il Nunzio è uomo di Dio

Essere un “uomo di Dio” vuol dire seguire Dio in tutto e per tutto; ubbidire ai suoi comandamenti con gioia; vivere per le cose di Dio e non per quelle del mondo; dedicargli liberamente tutte le proprie risorse accettando con animo generoso le sofferenze che sopraggiungono in conseguenza della fede in Lui. L’uomo di Dio non raggira né froda il suo prossimo; non si lascia andare a pettegolezzi e maldicenze; conserva la mente e il cuore puri, preservando occhi e orecchie dalla sporcizia del mondo. Non si lascia ingannare dai valori mondani, ma guarda alla Parola di Dio per giudicare cosa sia saggio e buono».

«2 - Il Nunzio è uomo di Chiesa

Essendo il Nunzio Rappresentante Pontificio, non rappresenta sé stesso ma la Chiesa e in particolare il Successore di Pietro. Cristo ci avverte della tentazione del servo malvagio: "Se questo servo malvagio dicesse in cuor suo: Il mio padrone tarda a venire, e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a bere e a mangiare con gli ubriaconi, arriverà il padrone quando il servo non se l’aspetta e nell’ora che non sa, lo punirà con rigore e gli infliggerà la sorte che gli ipocriti si meritano" (Mt 24,48-51).

Il Nunzio cessa di essere “uomo di Chiesa” quando inizia a trattare male i suoi collaboratori, il personale, le suore e la comunità della Nunziatura come un cattivo padrone e non come padre e pastore. È triste vedere taluni Nunzi che affliggono i loro collaboratori con gli stessi dispiaceri che loro stessi hanno ricevuto da altri Nunzi quando erano collaboratori. Invece i Segretari e i Consiglieri sono stati affidati all’esperienza del Nunzio perché possano formarsi e fiorire come diplomatici e, se Dio vuole, in futuro come Nunzi.

È brutto vedere un Nunzio che cerca il lusso, gli indumenti e gli oggetti “firmati” in mezzo a gente priva del necessario. È una contro-testimonianza. L’onore più grande per un uomo di Chiesa è quello di essere “servo di tutti”».

«5 - Il Nunzio è uomo del Papa

In quanto Rappresentante Pontificio il Nunzio non rappresenta sé stesso ma il Successore di Pietro e agisce per suo conto presso la Chiesa e i Governi, cioè concretizza, attua e simboleggia la presenza del Papa tra i fedeli e le popolazioni. È bello che in diversi Paesi la Nunziatura viene chiamata “Casa del Papa”.

Certamente ogni persona potrebbe avere delle riserve, simpatie e antipatie, ma un buon Nunzio non può essere ipocrita perché il Rappresentante è un tramite, o meglio, un ponte di collegamento tra il Vicario di Cristo e le persone a cui è stato inviato, in una determinata zona, per la quale è stato nominato e inviato dallo stesso Romano Pontefice.

La vostra missione, dunque, è molto impegnativa perché richiede disponibilità e flessibilità, umiltà, impeccabile professionalità, capacità di comunicazione e di negoziazione. (..).

Essendo “Rappresentante”, il Nunzio deve continuamente aggiornarsi e studiare, in modo da conoscere bene il pensiero e le istruzioni di chi rappresenta. Ha anche il dovere di aggiornare e informare continuamente il Papa sulle diverse situazioni e sui mutamenti ecclesiastici e sociopolitici del Paese a cui inviato. Per questo è indispensabile possedere una buona conoscenza dei suoi costumi e possibilmente della lingua, mantenendo la porta della Nunziatura e quella del suo cuore sempre aperte a tutti.

È inconciliabile, quindi, l’essere Rappresentante Pontificio con il criticare alle spalle il Papa, avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili a Lui, alla Curia e alla Chiesa di Roma».

«7 - Il Nunzio è uomo di obbedienza

La virtù dell’obbedienza è inscindibile dalla libertà, perché solo nella libertà noi possiamo obbedire realmente, e solo obbedendo al Vangelo si entra nella pienezza della libertà.[7] La chiamata del cristiano e, in questo contesto, del Nunzio all’obbedienza rimane la chiamata a seguire lo stile di vita di Gesù di Nazareth (...).

Ci aiuta qui ancora San Massimiliano Maria Kolbe che in quella medesima lettera scrisse: "L’obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina volontà. È vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. […] Attraverso la via dell’obbedienza noi superiamo i limiti della nostra piccolezza e ci conformiamo alla volontà divina che ci guida ad agire rettamente con la sua infinita sapienza e prudenza. Aderendo a questa divina volontà, a cui nessuna creatura può resistere, diventiamo più forti di tutti". (...).

Un Nunzio che non vive la virtù dell’obbedienza – anche quando risulta difficile e contrario alla propria visione personale – è come un viaggiatore che perde la bussola, rischiando così di fallire l’obiettivo. Ricordiamo sempre il detto “Medice, cura te ipsum”. È contro-testimonianza chiamare gli altri all’obbedienza e disobbedire».

*Città del Vaticano. Foto di Zsuzsanna Tóth da Pixabay, immagine originale e licenza

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