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Papa Francesco: «Eutanasia e suicidio assistito, tentazioni da respingere»

Papa Francesco: «Eutanasia e suicidio assistito, tentazioni da respingere»

CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. «Si può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia».

Dopo il card. Gualtiero Bassetti (v. Adista Notizie n. 32/19), anche papa Francesco – parlando ai rappresentanti della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, ricevuti in udienza questa mattina in Vaticano interviene sulla questione del fine vita, alla vigilia dell’intervento della Corte costituzionale (il 24 settembre) sul caso di Marco Cappato. Il dirigente dei Radicali nel febbraio 2017 accompagnò Fabiano Antoniani, detto Dj Fabo (un uomo rimasto tetraplegico e non vedente in seguito a incidente stradale), in una clinica di Zurigo per sottoporsi al suicidio assistito. Al ritorno in Italia il gip della Procura di Milano mise sotto inchiesta Cappato per il reato di cui all'art. 580 del Codice penale, ovvero aiuto al suicidio. La Procura sollevò però la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 580 su cui la Consulta, appunto, si pronuncerà il 24 settembre, a meno che prima di quella data – cosa piuttosto improbabile – il Parlamento non emani una legge in proposito.

«La medicina, per definizione, è servizio alla vita umana, e come tale essa comporta un essenziale e irrinunciabile riferimento alla persona nella sua integrità spirituale e materiale, nella sua dimensione individuale e sociale», ha detto Francesco. «Di fronte, dunque, a qualsiasi cambiamento della medicina e della società da voi identificato, è importante che il medico non perda di vista la singolarità di ogni malato, con la sua dignità e la sua fragilità. Un uomo o una donna da accompagnare con coscienza, con intelligenza e cuore, specialmente nelle situazioni più gravi. Con questo atteggiamento si può e si deve respingere la tentazione, indotta anche da mutamenti legislativi, di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la

morte con l’eutanasia. Si tratta di strade sbrigative di fronte a scelte che non sono, come potrebbero sembrare, espressione di libertà della persona, quando includono lo scarto del malato come possibilità, o falsa compassione di fronte alla richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte».

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