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Fede e società digitale, prove di convergenza

Fede e società digitale, prove di convergenza

Fede e Digital Society: la possibile convergenza tra mondo spirituale e realtà digitale è stata al centro del secondo appuntamento di “Maieutiké, tra cielo e terra”, ciclo di incontri ideato e promosso dall’Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace e da Entopan – Smart Networks & Strategies.

Protagonisti di un intenso confronto, nel solco della tradizione socratica, Riccardo Maria Monti, imprenditore di fama internazionale e Amministratore delegato di Triboo Spa e Alessandro Maria Lerro, avvocato ed esperto internazionale di innovazione e crowd-economy. L’evento è stato presieduto da mons. Vincenzo Bertolone, Arcivescovo Metropolita di Catanzaro-Squillace ed è stato introdotto da Francesco Cicione, Ceo di Entopan Smart Networks & Strategies.

A moderare l’incontro don Francesco Brancaccio, Teologo e responsabile dell’Ufficio Cultura diocesano, che nella sua prolusione ha chiarito come la distanza tra Fede e Società digitale sia solo apparente: «La Fede ha bisogno di incrociare ciò che è tipicamente umano, dunque niente di ciò che è propriamente umano è estraneo alla Fede». Brancaccio ha voluto inoltre sottolineare il senso e la valenza di Maieutiké, rassegna «pensata da monsignor Bertolone come occasione di crescita della comunità, come momento in cui la Cultura e la Fede si incontrano».

Francesco Cicione, nella sua introduzione, ha definito i contorni della Società digitale, riconducendola ad una tappa del millenario cammino dell’uomo, e ha focalizzato il tema della serata. Nel contesto di quella che viene definita la quinta rivoluzione industriale, la Society 5.0, «avvengono dei mutamenti nella nostra società, cambiano le forme, ma ciò che non può cambiare è la verità costitutiva dell’essere umano». Attraverso acuti parallelismi tra Fede e Digital Society, Cicione ha posto l’accento sulle sfide che ci attendono per governare la trasformazione digitale e umanizzarla. «La tecnologia, se non utilizzata alla luce della Sapienza, non produce vero progresso. La società digitale ha bisogno del cuore dell’uomo, il cuore creato da Dio».

A fornire delle interessanti chiavi di lettura da un osservatorio privilegiato, offertogli dall’essere amministratore delegato di un’impresa che lavora in tutto il mondo, Riccardo Maria Monti. Il manager ha posto l’accento sulla straordinaria forza e credibilità millenaria della Chiesa, e ha evidenziato come la società digitale abbia reso “piccolo” il pianeta. Quella del digitale deve essere vista come una grande opportunità d’incontro. E sono i numeri a tracciare il senso del ragionamento: sei miliardi di utilizzatori di telefonia mobile, quasi cinque miliardi di utilizzatori di Internet e quattro miliardi di utilizzatori dei social. Una gigantesca massa di persone collegate tra loro, un’occasione che, per Monti, va senz’altro colta: «La Chiesa finora ha giocato in difesa, adesso è arrivato il momento di fare un passo avanti. Il messaggio cristiano è straordinario e aggregante, ma utilizza poco il digitale, eppure chi più della Chiesa ha contenuti così importanti da condividere?». Nessun arroccamento, al contrario una sfida da accettare, nell’ottica di una nuova evangelizzazione che rafforzi l’inclusione e il dialogo con le nuove generazioni.

Coerente con la visione di Monti, l’analisi di Alessandro Maria Lerro, che è partito da un concetto fondamentale: la natura tecnologica dell’uomo che, nei secoli, ha avuto diverse velocità di adattamento al progresso. Lerro ha ricordato, attraverso un rapido ed efficace excursus storico, come sia sempre stata la Chiesa a governare il progresso: «La Chiesa ha gestito le più grandi rivoluzioni, ad esempio il passaggio dalla tradizione orale alla scrittura. Un passaggio traumatico, come quello attuale, dalla parola scritta alla parola digitale». Il mondo spirituale dovrebbe presidiare il contesto digitale e offrire delle risposte ai grandi problemi che la Digital Society può presentare. Tutto ciò dovrebbe avvenire puntando sulla comunicazione, che va ripensata attraverso l’ascolto, la conoscenza, il confronto. Del resto «i social media devono essere luoghi umanizzanti delle comunità e la comunità deve avere un riferimento spirituale». Secondo Lerro «la Chiesa ha tantissimi contenuti da divulgare e potrebbe diventare il più grande comunicatore della società digitale. La funzione missionaria deve spingere il cattolico a popolare questi mondi, queste realtà».

La complessità del rapporto tra Fede e Digital Society e le possibili correlazioni tra i due ambiti hanno ispirato le conclusioni tratte da mons. Vincenzo Bertolone.

«Il digitale, data l’estrema velocità, non dà il tempo di riflettere, di interiorizzare, di maturare e non è in grado di rispondere ai grandi perché della vita». L’estrema rapidità della connessione, che fa sembrare che il tempo scorra molto più velocemente, potrebbe mettere in crisi i tempi tradizionali di apprendimento e trasmissione della Fede. La nuova strada va quindi percorsa in maniera ponderata: «Dobbiamo vigilare affinché la tecnologia non sia disumanizzante e ci permetta di coltivare le relazioni con gli altri uomini». Monsignor Bertolone cita Borges: «Ogni persona che passa nella nostra vita è unica. Sempre lascia un po’ di sé e si porta via un po’ di noi». E poi torna sul concetto di un percorso da intraprendere con sapienza: «Il progresso tecnologico non è un nemico della spiritualità e non deve indebolire l’anelito di assoluto che è nei nostri cuori».

Attenta e vivace la partecipazione del pubblico, che ha gremito la Sala Sancti Petri dell’Arcivescovado di Catanzaro, contribuendo ad arricchire la serata con ulteriori spunti di riflessione. Nel prossimo appuntamento di Maieutiké, che si svolgerà il 19 dicembre, si parlerà di “Fede e Storia” con uno dei grandi protagonisti del giornalismo italiano: Paolo Mieli.

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