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Ridefinire l'attivismo di fronte al collasso biologico

Ridefinire l'attivismo di fronte al collasso biologico

Tratto da: Adista Documenti n° 3 del 25/01/2020

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Forse, è quando non sappiamo più che fare che cominciamo il nostro vero lavoro, ed è quando non sappiamo più dove andare che iniziamo il nostro vero viaggio.

La mente che non è confusa non si esercita, il ruscello che incontra ostacoli è quello che canta.

 (Wendell Berry)

Questo è un articolo difficile da scrivere, in parte perché noi anche siamo confusi. Il collasso ambientale, unito alla sesta estinzione di massa che stiamo vivendo, è un territorio sconosciuto. Ci troviamo ancora in un processo in cui siamo chiamati ad affrontare la realtà di vivere nella prospettiva di un pianeta inabitabile. Questi pensieri sorgono dalle nostre incursioni serene in un futuro incerto, cercando la maniera giusta di vivere e di operare nel presente. La seconda ragione della nostra reticenza a condividere questa riflessione è il presagio della pena, dell'ira e della paura che può provocare. Visitiamo queste zone del cuore con frequenza e conosciamo le sfide dei sentimenti profondi, particolarmente in una cultura che nega i sentimenti e tratta la morte come una patologia.

Nella misura in cui l'impensabile si posa sulla nostra pelle, la questione di cosa fare si pone immediatamente. Cos'è l'attivismo in un contesto di collasso?

La definizione di collasso del docente e fondatore dell'Istituto per la leadership e la sostenibilità (Ifas, nella sigla in inglese) presso l'Università di Cumbria Jem Bendell, è assai utile: «la fine diseguale dei nostri mezzi attuali di sostentamento, rifugio, sicurezza… e identità». Bendell non è il primo a mettere in guardia dal collasso, la Nasa lo ha fatto cinque anni fa. Chiunque interiorizzi le realtà dei nostri tempi avrà bisogno di rela zionarsi alla dura verità della disintegrazione ambientale, finanziaria, politica e sociale. Vi sono centinaia di milioni di persone sul pianeta che già ora ne stanno soffrendo direttamente l'impatto. Il 40% della popolazione umana del pianeta è già toccata dalla scarsità di acqua. Gli umani hanno distrutto a partire dagli anni Settanta il 60% della vita animale del pianeta.

Descriviamo qui, ispirati dall'analisi di Bendell, tre risposte al collasso imminente. La prima è caratterizzata dall'intensificarsi delle misure per risolvere il caos che abbiamo creato. L'idea qui è che, se ci impegniamo di più, possiamo cambiare la situazione. La seconda è la mitigazione della sofferenza e della perdita inevitabili, alleviando il dolore e il danno che sono già in corso. La mitigazione rallenta l'estinzione, dandoci il tempo per la terza risposta, che è l'adattamento agli scenari potenzialmente fatali che abbiamo di fronte a noi o, nelle parole di Bendell, «l'adattamento profondo».

Il quadro a tre livelli che proponiamo è una sorta di spettro in cui gli aspetti a volte si intrecciano. A seconda di come evolve la nostra conoscenza della catastrofe della biosfera, è possibile che cambi il nostro approccio all'attivismo. La nostra età e la tappa che attraversiamo nella vita incidono anch'esse sulla direzione verso cui investiamo la nostra energia. L'inconveniente della prima risposta, “riparare” la crisi, è che spesso alimenta la falsa speranza in una panacea esterna a cui possiamo ricorrere o su cui possiamo contare. Concentrata sulle riparazioni, l'attenzione si può distrarre dall'adattamento alla crisi necessario più a breve termine, in entrambi gli ambiti, quello personale e quello interno alle nostre istituzioni. Per esempio, si ha bisogno di tempo per prepararsi alle ondate di milioni di rifugiati e per la scarsità estrema di acqua e di alimenti. Le soluzioni centrate sulle “riparazioni” spesso vengono da promesse tecnologiche. E gli opportunisti sono dietro l'angolo. Si tratta della stessa mentalità che ci ha inizialmente posto in questa situazione.

Tuttavia, il vantaggio di puntare sulle riparazioni è nell'emergere di movimenti sociali sempre più intensi. Il New Green Deal di Alexandria Ocasio-Cortez è un esempio valido di un piano di “riparazione” di ciò che si è rotto negli Stati Uniti. Le azioni dirette di Extinction Rebellion sono una forza potente, per non parlare delle emozionanti marce di giovani che si stanno realizzando in tutto il mondo. La giovane Greta Thunberg ha ottenuto recentemente una grande affermazione nell'Unione Europea. Se il ruscello che incontra ostacoli canta, come ha affermato Wendell Berry, questi sono fiumi che commuovono.

La seconda risposta, la mitigazione, presenta anch'essa dei meriti. Ha come obiettivo quello di tenere a bada il collasso per il tempo sufficiente per realizzare i necessari preparativi in vista di ciò che sta arrivando.

Esempi eccellenti di tale risposta si trovano nel movimento per l'agricoltura rigenerativa. Un agricoltore dell'Australia, colpita dalla siccità, ci ha parlato della coltivazione di noci di macadamia della sua famiglia, ricordando come sua madre dicesse: «pianteremo finché non potremo più farlo». Quando quel giorno è arrivato, hanno deciso di lasciare l'azienda agricola e di trasferirsi nel Nuovo Galles del Sud. Lui e la sua famiglia si sono uniti ad altri agricoltori che stanno mettendo da parte le pratiche agricole convenzionali che esauriscono ancor di più la terra già secca, non utilizzando prodotti chimici, spostando il bestiame ogni tre o quattro giorni e creando le condizioni necessarie affinché le erbe native tornino nuovamente a crescere. Le aziende agricole vicine stanno “riducendo lo stock” di pecore e mucche nella misura in cui si restringe la disponibilità di cibo. L'approvigionamento di alimenti sta diminuendo tanto per le persone quanto per gli animali. Però egli pianterà finché non potrà più farlo. Quando gli domandiamo quali siano i motivi della sua tenacia in un lavoro tanto difficile e sconfortante, dice che lo fa per amore verso la terra, e ancor di più per amore verso i suoi figli. Vuole garantire loro un rifugio sicuro per tutto il tempo che sarà possibile.

Indipendentemente dalla pletora di piani di geoingegneria per abbassare o livelli di CO2 o per riflettere la radiazione solare nello spazio, la dura realtà è che gli effetti della concentrazione di anidride carbonica nella biosfera sono irreversibili e si stanno intensificando rapidamente. Esiste un consenso tra gli scienziati che, alla luce degli impegni climatici mondiali, occorre già considerare un aumento della temperatura di almeno 3ºC. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature ha mostrato che, malgrado durante l'ultimo quarto di secolo gli oceani abbiano assorbito il 60% di tutto il calore accumulato dagli esseri umani nell'atmosfera, il riscaldamento planetario è superiore a quanto si credesse precedentemente. Se gli oceani non avessero assorbito questo calore, le temperature atmosferiche globali sarebbero oggi più alte di 36 gradi centigradi. I livelli attuali di anidride carbonica, pari a 410 parti per milione (ppm), sono già in linea con ciò che nella storia evolutiva della terra ha provocato temperature più elevate di 7ºC e un livello del mare più alto di 23 metri.

Chiunque pensi che ci sia ancora tempo per rimediare completamente a tale realtà deve rispondere a questa domanda: come eliminare tutto il calore già assorbito dagli oceani? Un maggiore attivismo, con tutta l'importanza e le speranze che porta con sé, non potrà risolvere totalmente la situazione.

È per questo che il terzo livello di attivismo, l'adattamento, si rende necessario.

L'adattamento è un territorio nuovo. È il regno della cura, della riparazione (spirituale e psicologica, tra l'altro) e della collaborazione. È sorprendentemente ricco in termini di un nuovo genere di pienezza e di intimità senza precedenti con la Terra e tra di noi. Ci invita ad andare alla radice di ciò che si è stravolto e che ci sta conducendo alla sesta estinzione di massa. Tenendo conto di come anche la nostra stessa estinzione sia una possibilità molto reale, c'è comunque il tempo per fare il bene, per un finale onorevole e per avere l'occasione di riconnettersi con questa Terra con il massimo rispetto e la maggiore gentilezza.

La finestra per una preparazione pratica di fronte al collasso e al caos che si avvicinano in maniera sempre più rapida è ancora aperta. «La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà bene – ha scritto il dissidente, scrittore e politico ceco Václav Havel – ma la certezza che vale la pena fare qualcosa senza che importi quale sia il risultato finale».

Queste sono alcune storie sull'adattamento, perché si abbia un'idea delle azioni che possono sorgere da questo tipo di speranza, una speranza che include un'accettazione faticosamente raggiunta della possibilità molto reale di un collasso imminente.

- Un'associazione di lavoratori dell'area della salute mentale ha creato in Gran Bretagna, in Scozia e negli Stati Uniti l'Alleanza di psicologi climatici, i quali offrono servizi psicologici adeguati a intendere e ad affrontare il cambiamento climatico provocato dall'essere umano con tutto ciò che comporta e ad aiutare le persone a coinvolgersi nella ricerca di risposte alla crisi ecologica.

- Gerri Haynes è una madre di 75 anni con quattro figli e molti nipoti. Lei e suo marito, Bob, vivono a Seattle. Hanno chiesto alla loro famiglia di rimanere vicini in previsione delle penurie che verranno. La loro principale priorità nella vita, dopo anni di lavoro con Physician for Social Responsibility (un'organizzazione guidata da un medico negli Stati Uniti che lavora per proteggere le persone dalle minacce della proliferazione nucleare, dei cambiamenti climatici e delle tossine ambientali, ndt), è mantenere la famiglia sicura e unita. I legami sono forti e profondi e li aiuteranno ad andare avanti.

- Siena è una canadese di 18 anni che ha scelto di abbandonare il percorso universitario malgrado i suoi buoni voti. Ha deciso di intraprendere una formazione professionale in meccanica, saldatura, idraulica, elettricità e falegnameria. E di concentrarsi maggiormente sull'orticultura. A Siena piace lavorare con le mani sia per fare cose pratiche che per creare cose belle. È consapevole di quanto siano utili tali abilità nel caso collassi l'infrastruttura industriale. Si sta adattando alla crisi globale con grande entusiasmo, pienamente consapevole di quante cose stiano cambiando e dei tempi difficili che ci attendono.

- Recentemente, Dahr ha parlato a una classe del Cabrillo College della scienza climatica a partire dal suo libro The End of Ice, dedicato alla ricerca di senso di fronte al cambiamento climatico. Alla fine della sua lezione, una giovane ha alzato la mano e ha chiesto: «Che cosa posso fare? Sono povera e ho poco da offrire». Più tardi, conversando, ha detto di essere madre di un figlio piccolo. La cura dei figli, se si è coscienti della nostra possibile scomparsa, potrebbe essere ora una delle forme di attivismo più eroiche del pianeta. Benché il futuro appaia scoraggiante, cosa possiamo fare per salvare le prossime generazioni? Quale migliore attivismo che educare i figli a onorare questo mondo, a essere sicuri di se stessi, a vedere e pensare in maniera chiara, a sapere di essere importanti, a camminane per questa Terra con rispetto e curiosità?

- Insieme ad alcuni vicini, ci prendiamo cura di un grande giardino che ci dà verdura, frutta e bacche, oltre al piacere di osservare gli insetti e gli uccelli che ne vengono attratti. Milioni di persone, saggiamente e istintivamente, già si stanno applicando alla coltivazione di alimenti. Un compito accompagnato da una grande e gioiosa soddisfazione.

- Infine, non può mancare un omaggio a Stan Rushworth, che sta riempiendo un vuoto fondamentale nel nostro tentativo di connetterci alla Terra nei tempi che verranno. Anziano di ascendenza cherokee allevato da suo nonno secondo i costumi tradizionali, Stan sa che gli alberi e le rocce hanno vita e che tutti gli esseri sono connessi e comunicano a modo loro. Sa che non esiste alcun movimento per il ritorno alla Terra negli Stati Uniti che conosca bene la nostra storia. La verità è che i primi coloni giunsero in Nordamerica quando era la prospera casa di 60 milioni di nativi. In un breve periodo di tempo, il 96% di questi uomini, donne e bambini furono crudelmente sacrificati sull'altare del “destino manifesto” in uno dei genocidi più rapici e barbarici che si sia mai portato a termine. Rushwork dà lezioni in una scuola comunitaria in cui il suo lavoro di insegnare questa storia fondamentale alle generazioni più giovani dura già da più di un quarto di secolo. Senza un impegno in termini di conoscenza, lavorando controcorrente e promuovendo una riparazione rispetto all'abominio del genocidio nativo, non avremo salde fondamenta su cui vivere.

Al di là di tutte queste nobili storie, esiste un tipo di attivismo sottile e profondo che potrebbe impregnare ogni azione che si scelga di intraprendere, a qualunque livello. L'autrice e maestra Joanna Macy, esperta di Buddhismo, teoria dei sistemi ed ecologia profonda, descrive l'attivista come «una qualsiasi persona che faccia qualcosa non solo per vantaggio personale». Le implicazioni di atti generosi provocano una netta separazione dall'avidità generalizzata e dall'egocentrismo che alimenta le cause della sesta estinzione di massa. Di fatto, apparteniamo a una rete di vita complessa e meravigliosa, caratterizzata dall'equilibrio, dai limiti naturali e dal rispetto.

E se durante il tempo che ci resta ci ricordassimo semplicemente di questo? Ci allontaneremmo allora dall'illusione della separazione. Fortunatamente, abbiamo già una bussola dentro di noi pronta ad attivarsi. Durante un'ondata di freddo fuori stagione nella nostra città, uno dei nostri amici, Casey Taylor, si offrì spontaneamente di preparare una grande borsa di panini di burro d'arachidi e marmellata e di cercare senza tetto nel bosco. Consegnò i panini oltre a coperte e combustibile a tutti coloro che riuscì a trovare. Conosceva la carenza e si mobilitò per colmarla senza badare alle sue umili possibilità. Forse una delle ribellioni più potenti di questi tempi è il rifiuto a camminare all'interno del branco occidentale dominante, ad adeguarsi alle aspettative e ai valori che essenzialmente hanno devastato la Terra. Svincolarsene implica riallinearsi a una conoscenza interiore su quale sia il nostro compito, dall'interno verso l'esterno.

Ciascuno di noi deve scegliere il proprio cammino. La somma totale sono legioni di persone che agiscono in modi unici, appoggiandosi tra loro. Pensiamo alla reazione di parte di un padre dinanzi alla decisione di sua figlia di seguire la sua chiamata. Mark Oates, padre della diciassettenne Shayla, ha scritto a Barbara riguardo al suo sconforto e alla sua paura mentre sua figlia si recava a una pericolosa marcia per il clima che avrebbe potuto avere ripercussioni: «Shayla ha deciso di ribellarsi di nuovo e metterà manifesti sullo sciopero scolastico per il clima di venerdì, in preparazione del 15 marzo. Sa che è troppo tardi, ma si ribella in ogni caso… È quello che sente di dover fare… Io sarò all'estero durante gli scioperi scolastici, altrimenti sarei andato con lei. Mia madre, Rosemary, andrà con lei al mio posto. Ho le lacrime agli occhi… la pena, il coraggio dei giovani e degli anziani, l'orgoglio che c'è in lei… è sempre stata una di quelle che insorgono in difesa di chi è oggetto di violenze… ma com'è che sono i giovani e gli anziani ad affrontare il sistema? È così triste che siamo giunti a tale situazione… con amore».

Barbara gli ha risposto: «Mark, ho rispetto per la tua visione e sento il dolore del tuo cuore in tutto questo. È fantastico che tua madre e Shayla vadano insieme. Benché si sappia quanto il processo di estinzione sia avanzato, vi sono cose che dobbiamo fare, essere in grado di vivere con noi stessi, per acquisire la determinazione necessaria per vivere in questi tempi. Intuitivamente sento che è qualcosa di formativo e di essenziale per Shayla. E realmente duro per il cuore di un padre. Un abbraccio a tutta la famiglia e benedizioni alla Terra su cui cammini».

Questa riflessione è stata scritta dopo molte conversazioni… tra noi, con Mark Oates, Joanna Macy, Sarah-Jane Menato e, indirettamente, con Jem Bendell. Speriamo che queste parole ispirino le complicate conversazioni che si hanno con i propri amici e i propri cari.

Per finire, che succederà se tutte queste soluzioni, mitigazioni e adattamenti falliranno? Forse saremo diventati esseri umani degni, che hanno operato in questo tempo di crisi con un amore e una integrità straordinarie. Ci rivolgeremo l'un l'altro e verso tutti gli esseri del pianeta con un amore chiaro e umile, sapendo di essere una totalità vivente. In ginocchio, piangeremo con gratitudine per il regalo della vita che ci è stato affidato. In questo c'è un significato e uno scopo profondi.

Forse il canto del ruscello ostruito sarà, alla fine, sufficiente.  

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