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Le donne sposate civilmente sono prostitute. Opinioni di un autorevole arciprete ortodosso

Le donne sposate civilmente sono prostitute. Opinioni di un autorevole arciprete ortodosso

Riferisce l’agenzia di notize spagnolas Efe (16/2) che il capo della Commissione patriarcale della Chiesa ortodossa russa per la famiglia, l’arciprete Dimitri Smirnov ha attaccato duramente le donne che accettano di contrarre matrimonio solo civile, chiamandole “prostitute libere”. «Qui le donne - ha detto durante un incontro con la comunità ortodossa - non capiscono cos'è il matrimonio. Non gli va di dire “Sono una prostituta libera”, quindi dicono: sono sposata con rito civle. Ecco! Il matrimonio civile non significa niente, solo un servizio gratuito, nessuno ti considera una moglie».

A Smirnov non sta bene neanche che le donne sposino atei o persone che professano altra religione. Spiega: «La Chiesa è formata da piccole Chiese domestiche. Come si può creare una Chiesa con un musulmano, un testimone di Geova, un comunista, un ateo? Quella non sarà una Chiesa di origine ma nulla. Ecco perché la Chiesa non può benedire questi matrimoni». Bontà sua, accetta che le donne sposino uomini di altra confessione cristiana. Concede: «Se è un cristiano , per esempio, un cattolico o un luterano... nel peggiore dei casi un battista, ma non oltre. Niente di avventisti del settimo giorno», sia chiaro, «anche se affermano di essere cristiani. I loro insegnamenti differiscono in modo radicale da ciò che la Chiesa predica su Dio».

L’agenzia rammenta che la Russia è uno Stato non confessionale. Malgrado ciò, nel momento delle discussioni sugli emendamenti da apportare alla Costituzione, «il patriarca Kirill ha proposto di menzionare Dio nel preambolo della Magna Carta. Il rappresentante del Cremlino sulla riforma costituzionale, il senatore Andréi Klishas, ??ha appoggiato immediatamente la proposta, ma i comunisti l’hanno respinta categoricamente».

Per tornare all'inizio, e i mariti? Ah già... bè, no, pare che Smirnov non ne parli. Ma è facile dedurre che, per la proprietà transitiva, i mariti, nei matrimoni civili, sono i clienti delle prositute, magari insolventi, comunque sfruttatori.

*Foto di Gerd Altmann da Pixabay, immagine originale e licenza

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