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Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta: Perché le fabbriche di armi restano aperte?

Vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta: Perché le fabbriche di armi restano aperte?

ROMA-ADISTA.  «Ci fa specie che in questo tempo di giuste limitazioni per contrastare la diffusione dell’epidemia, tra le poche attività lavorative ritenute necessarie ci sia anche quella della fabbricazione e commercializzazione delle armi».

La presa di posizione arriva dai vescovi di Piemonte e Valle d’Aosta, attraverso una nota della Commissione pastorale sociale e lavoro della Conferenza episcopale delle due regioni del nord-ovest (presieduta dal vescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo), nel cui territorio, a Cameri (No), si trova il principale stabilimento italiano per l’assemblaggio dei cacciabombardieri F35.

Diciamo no «alla produzione delle armi, soprattutto in questo tempo in cui servono strumenti e attrezzature per la vita e non per la morte», scrivono i vescovi. «Diciamo no a lavori per la guerra, no alla produzione e allestimento degli F35, costosissimo progetto di aerei che possono trasportare bombe nucleari. Quanti posti letto si potrebbero ottenere con il costo anche di un solo aereo? Di ben altro lavoro abbiamo bisogno. Un lavoro che produca vita buona e non morte! Quanto lavoro nell’agricoltura sostenibile, quante piccole imprese importanti per il nostro territorio si potrebbero sostenere con il costo di un solo aereo?».

Conclude la nota della Commissione pastorale sociale e lavoro di Piemonte e Valle d’Aosta: «Chiediamo alle Comunità Cristiane di implorare dal Dio della vita la cessazione di questa pandemia e il dono dello Spirito per perseguire, insieme a tutte le persone di buona volontà, una nuova economia, più rispettosa della vita e dell’ambiente, dove tutti siano artigiani di pace».

Pochi giorni fa, un analogo appello era stato lanciato da Pax Christi e Mosaico di pace, insieme al Movimento dei Focolari e a Banca Etica.

«A fronte di un impegno diffuso e sofferto e del costo economico che tante aziende dovranno pagare nei prossimi mesi, come portavoci di un tessuto sano di imprese civili e sociali, constatiamo che l’industria incivile delle armi potrà invece continuare a lavorare anche in questo momento drammatico. Come si legge nel Decreto, sono infatti “consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive”.

Ci pare un pessimo segnale, che denunciamo con forza.

In particolare continuerà la produzione degli F35 a Cameri (No). Un aereo che può trasportare anche bombe nucleari. Perchè accanirsi in questa direzione? Quali interessi ci sono dietro a questo progetto? Con i soldi di un solo F35 (circa 150 milioni di Euro) quanti respiratori si potrebbero acquistare? Sappiamo di alcune industrie che stanno tentando di riconvertire almeno in parte la loro produzione. Questa è la strada da percorrere.

Mentre lodiamo e sosteniamo il lavoro di medici e infermieri, mentre chiediamo soccorso ad altri Paesi che ci stanno sostenendo con l’invio di medici, prodotti di protezione medica, specialisti, mentre chiediamo ai cittadini di vivere nell’incertezza e nell’apprensione per il proprio lavoro, consentiamo alle fabbriche di armi di continuare a lavorare senza sosta.

Uniamo anche la nostra voce a quanto già denunciato da Sbilanciamoci, Rete della Pace e Rete Italiana per il Disarmo (www.disarmo.org).

Chiediamo al Premier Giuseppe Conte di spiegare perché, in un momento così delicato per la storia italiana, sia consentita la produzione di armi.

Chiediamo l’attenzione di tutti i parlamentari italiani che hanno dimostrato attenzione ai temi dell’economia civile, perché facciano sentire la loro voce.

Chiediamo ai prefetti e ai sindaci dei comuni coinvolti dalla produzione di armi di tutelare il diritto alla salute dei lavoratori e delle loro famiglie».

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