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I primi passi (incerti) dopo la ripartenza: un editoriale a più voci di “Aggiornamenti Sociali”

I primi passi (incerti) dopo la ripartenza: un editoriale a più voci di “Aggiornamenti Sociali”

La vita, il lavoro e le attività quotidiane sembrano ripartire – nonostante le notizie sui nuovi focolai – dopo il blocco imposto a causa della pandemia e dopo la pausa estiva. Ma nulla sembra più come prima, e lo dimostra per esempio la scuola, con le complicazioni e i dilemmi ancora tutti da sciogliere. Sul fascicolo di agosto-settembre 2020, Aggiornamenti Sociali propone un nuovo editoriale a più voci sulla ripresa, che raccoglie i contributi – e i relativi punti di vista – di Giacomo Costa (gesuita, direttore di Aggiornamenti Sociali), Gaia Jacchetti (Medico della Casa della carità di Milano, specialista in Malattie infettive e Sanità pubblica), Michele Falabretti (Sacerdote, Responsabile del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana) e Roberto Rossini (Presidente nazionale delle Acli). In questo periodo, scrive p. Giacomo Costa, «crescono i segnali di precarietà diffusa, le incertezze sul futuro del lavoro e la tenuta di territori e comunità». Ed è con questo contesto di ansia, tensione, paura e precarietà che dobbiamo confrontarci per i prossimi mesi. Agli autori dell’editoriale – tutti di area cattolica – è stato chiesto «che cosa è successo, senza nascondere dubbi e difficoltà, esplicitando le domande ancora senza risposta, così come quello che è stato possibile mettere meglio a fuoco. Non presentiamo eroi o modelli, né buone pratiche da replicare. Vogliamo vedere e ascoltare, convinti che possa essere di grande aiuto per costruire una sapienza pratica che possa farci da bussola in questo nuovo tratto di strada».

In questa fase ci si confronta con la «difficoltà di tante persone e tante famiglie a sopravvivere dignitosamente». Situazioni di fragilità che, a causa della pandemia e delle misure di contenimento, sono esplose drammaticamente. «L’emergenza ha acuito questi bisogni, e ha anche fatto esplodere le iniziative di solidarietà immediata», sottolinea Costa. «Anche le politiche pubbliche hanno accentuato il versante della protezione (cassa integrazione straordinaria, divieto di licenziare, ecc.), destinando a questi capitoli risorse ingenti». Eppure, si legge ancora, «sembra passare in secondo piano il versante dell’attivazione, quello che parte da uno sguardo di medio-lungo periodo con l’obiettivo di promuovere le capacità delle persone e metterle in grado di ritrovare la propria autonomia, di dare risposta ai propri bisogni e di contribuire al bene comune della società». Insomma, spiega Costa, il virus ha scompaginato anche l’equilibrio che si era creato tra assistenza (con i rischi di assistenzialismo) e sguardo di lungo periodo (con il rischio di non trascurare le emergenze contingenti), con tutta la coda di questioni aperte e soggetti (pubblico, privato, terzo settore) implicati.

In ultima analisi, Costa individua un’altra tensione che accompagna questo periodo di passaggio, «quella tra tradizione e innovazione, tra memoria e riforma. Le esperienze a cui abbiamo dato la parola la intercettano e soprattutto provano a maneggiarla, a trovare un punto di equilibrio che consenta di sfruttare le energie che la polarità contiene». Durante il lockdown si è parlato molto di innovazione nella relazione e nel lavoro. Ma come innovare oggi in piena ripresa? Questa tensione «nasconde l’insidia di un ritorno al passato, inaccettabile ma capace di allettare, e l’illusione di trovarsi davanti a un foglio completamente bianco, con il rischio di rimanere bloccati».

Leggi tutti gli interventi dell’editoriale a più voci

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