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The Sentry: inchiesta sull'oro africano che alimenta conflitti e violazioni

The Sentry: inchiesta sull'oro africano che alimenta conflitti e violazioni

The Sentry (La Sentinella) è il gruppo di ricercatori, cofondato nel 2016 da George Clooney e dall’attivista per i diritti umani John Prendergast, che indagano sui flussi di denaro “insanguinato” nelle zone più calde del pianeta, dove operano criminali africani e signori della guerra di “fama” internazionale e propongono politiche e iniziative per disarmare la finanza e convertirla alla giustizia e ai diritti umani.

Dell’ultimo rapporto di The Sentry sui rischi connessi al riciclaggio di denaro nel commercio dell’oro da Paesi in guerra – Understanding money laundering risks in the conflict gold tradesi è occupata Nigrizia il 20 novembre scorso. Il dossier parte dalla situazione in Sudan, Sud Sudan, Repubblica Centrafricana e Repubblica Democratica del Congo, Paesi ricchissimi di riserve d’oro nel sottosuolo e (per questo) fiaccati da conflitti e violazioni dei diritti umani. Al di là delle grandi imprese estrattive esiste una rete informale di piccoli o piccolissimi cercatori e trafficanti d’oro che rappresenta il grosso del commercio d’oro e che frutta circa 3 miliardi d’euro l’anno. Tra questi, anche bande e gruppi armati che si contendono i ricchi territori africani. «Il minerale così estratto – spiega Nigrizia – è un’importante fonte di reddito per i cercatori, le loro famiglie e le comunità di provenienza ma contribuisce anche in maniera rilevante a finanziare milizie e perfino reparti dell’esercito riconosciuti come responsabili della devastazione del paese, reti di commercio illegale e corruzione. I produttori su piccola scala, infatti, hanno ben scarse possibilità di sottrarsi ai soprusi di cui sono spesso fatti oggetto, quali requisizione del minerale estratto, balzelli in cambio di protezione, tasse illegali imposte da funzionari corrotti e così via».

Dove finisce l’oro estratto? Secondo The Sentry, il 95% dell’oro estratto nei Paesi africani arriva direttamente, o per vie traverse, negli Emirati Arabi Uniti, a Dubai. «Dubai – spiega ancora Nigrizia – è diventato così l’hub per il commercio dell’oro proveniente dalle zone di conflitto africane». La «debolissima legislazione» sul commercio e sulle transazioni finanziarie consente l’accesso negli EAU di grandi quantità d’oro “insanguinato”, che poi viene raffinato e fuso insieme all’oro importato legalmente, «in modo che possa entrare nel mercato internazionale senza problemi di sorta». «È così possibile riciclare i proventi di attività illegali, comprese quelle delle mafie e dei gruppi terroristici».

Autorità e banche non effettuano controlli per scoprire e fermare l’oro insanguinato che, in questo modo, «continuerà a fomentare guerre e violenze, a permettere il riciclaggio di denaro sporco, a sostenere reti criminali e a mettere a rischio il sistema finanziario internazionale».

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