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Lettorato, accolitato: cavalcare l'onda

Lettorato, accolitato: cavalcare l'onda

Fondamento del modello unico - quello a cui siamo tutti sottomessi e che annega le donne nella parola "umanità" originariamente fondata sull'uomo - è il potere, che, per mantenersi, esige la gerarchia: non accetta che un altro sia pari all'uomo forte. Se la donna è inferiore "per natura", il confronto con gli altri maschi segue il codice gerarchico. Le chiese sono conformate a questo ordine costituito, maschile e patriarcale; per giunta, tutte, resistono all'evoluzione storica che ha frattanto recuperato le regole della democrazia e lo stato di diritto.

Se una donna sa tutto dell'altro genere dall'esperienza delle proprie relazioni personali (politiche e non politiche), lo dovrebbe pensare anche all'interno delle istituzioni, a partire dal Parlamento: scoprirebbe che il potere estende la condivisione solo se si accetta il modello unico. A Montecitorio non è vietato pronunciare un intervento femminista, ma nessuna ministra potrebbe impostare l'ordine delle priorità secondo interessi non consuetudinari. Il contropotere femminista non va oltre le "pari opportunità", perché il potere non perdona: se tu, donna, lo chiedi, potrai condividerlo, a patto che ti adegui; altrimenti meglio tentare di modificare il costume, evitando le trappole e usando l'astuzia della ragione che nelle  donne si è fatta istintiva per far sopravvivere la propria essenza. Incominciò Eva quando osò aspirare alla conoscenza di Dio: il peccato fu attribuito - la trasgressione ha una sua grandezza, quindi è esclusiva maschile - ad Adamo, anche se, proprio secondo la Bibbia, aveva cercato di tirarsi fuori dai guai denunciando la compagna. Seguì il castigo, con la sfida del potere conflittuale: a lei di riprodurre la vita, a lui di agire lavorando e creando le  strutture economiche, entrambi per sopravvivere. Anche alle chiese e alle organizzazioni clericali accadde di farsi potere patriarcale, escludendo le donne e addirittura rifiutando per sé la fecondità, che, solo maschile, divenne sterilità spirituale e sacralizzazione del principio gerarchico. 

Papa Francesco si sforza di far capire che il suo potere di padre universale non è il potere del sacro che scomunica e divide i buoni dai cattivi; ma fatica a scaricare dalla memoria le crociate, le inquisizioni, la pena di morte, i cadaveri dei bimbi nei conventi  irlandesi. Oggi i conflitti non sono necessariamente la guerra, ma per arrivare a società nonviolente, bisognerà ricomporre la prima divisione, tra gli uomini e le donne e verificare il danno della rinuncia a un'alleanza profetica. Infatti il potere ecclesiastico ha escluso le donne perché sono donne. Oggi molte chiedono il sacerdozio: per diventare "questo" prete? anche qui le "quota rosa"?

La Chiesa cattolica è l' unico potere esclusivo riservato ad uomini celibi. Molti preti di cultura aperta hanno conservato sensibilità, ma non possono uscire dai condizionamenti di un ruolo che non è solo maschile, ma attiene ad un "sacro" che ignora il contributo teologico, liturgico, scritturale delle donne. Che stanno pubblicando tonnellate di libri a sostegno della loro visione, senza che il nucleo escludente recepisca il danno che gliene viene. Per il femminismo cristiano-cattolico  la denuncia delle violenze dei preti a danno di consacrate è più grave della richiesta del  diaconato. Non così per l'istituzione: Papa Francesco ha tentato di superare la tradizione aprendo alle donne il lettorato e l'accolitato, di cui nessuno riconosce più il significato. Rappresentano autorizzazioni per entrare nell'area cerimoniale dell'altare, al cui accesso è richiesto il tocco di mani pure, pena il sacrilegio. Per l'antico "sacro" le donne sono impure "per natura", essendo mestruate: lo dicevano anche gli dei dell'Olimpo. Gesù, risanando la donna tabuizzata perché soffriva di perdite, aveva dato ben altro valore alla purità. Ma la garanzia di conservazione data da un sacramento riservato al clero esclude i laici, a meno che non si conformino: secondo gerarchia, il lettore acceda alle sacre scritture, l'accolito assista  il diacono che assiste il prete nelle celebrazioni: i bambini "servono messa" più o meno allo stesso modo, ma non sono diaconi, lo si consente per suscitare qualche vocazione.

Sottovalutare le concessioni di Francesco sarebbe, secondo la mia opinione, un errore: adesso le donne pretendano di leggere non solo le scritture bibliche e paoline, ma il Vangelo e predichino le omelie: la predicazione femminile cambia la visione della gente. Se poi le donne chiedono il terzo livello gerarchico, il diaconato, meglio che confessino la furbata tattica e pretendano  scopertamente il sacerdozio, sapendo che per ora Francesco non può consentirlo, per evitare che i nemici della Chiesa conciliare approfittino per dichiaralo eretico.

Le donne pensino strategicamente: approfittino del "lettorato" per argomentare sul sacerdozio, contestando il ruolo gerarchico che non debbono condividere. Francesco mostra una certa insofferenza per la rigidezza della tradizione e anche sulle presunte virtù clericali: valorizzando la cura non gli è venuto in mente (per fortuna) di citare l'esemplarità della cura domestica femminile, ne ha parlato come di un'etica di tutti, come se parlasse con la cultura di una donna. Che gli riconosciamo o meno qualche merito, vale la pena di sfruttare aperture apparentemente insignificanti: in un periodo così difficile, in cui tutto rischia di scivolare indietro, anche questa è un'opportunità da non lasciar perdere.

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