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In barba alla "transizione ecologica", il ministro Roberto Cingolani "riattiva" le trivelle

Si pensava che, in attesa dall’approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile, atteso per il 30 settembre e data la moratoria prorogata fino a quella data, le trivelle alla ricerca di petrolio e metano per mare e per terra del nostro Paese sarebbero rimaste ferme. Non è così: il ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani ha firmato alcuni decreti di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) che riguardano i rinnovi di concessioni o nuovi progetti, all’interno di concessioni già esistenti, di messa in produzione di pozzi e di perforazione, sia su piattaforma che a terra. Sono 10 progetti di sfruttamento di giacimenti lungo tutto il nostro territorio, dal Veneto alla Sicilia (per l’elenco, v. Bollettino Ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse),all’interno dei quali sono perfino previsti permessi alla perforazione di oltre 20 nuovi pozzi.

Non si è fatta attendere la reazione delle principali associazioni ambientaliste. GreenPeace Italia, Legambiente e WWF in un comunicato in data di oggi sottolineano come «il problema sia a monte, come più volte evidenziato dalle associazioni ambientaliste nel passato, e non a valle di procedimenti tecnici come la Via. Manca infatti in Italia una legge analoga a quelle approvate in Francia e, recentemente, in Danimarca (uno dei maggiori produttori di petrolio della Ue) che stabilisca un chiaro termine ultimo di validità delle concessioni di coltivazioni in essere e che preveda, di conseguenza, un fermo di tutte le attività ad esse correlate oltre che un fermo delle autorizzazioni per nuove attività di ricerca e prospezione degli idrocarburi. Queste nuove autorizzazioni non vanno proprio bene seppur riferite a procedimenti in corso da anni», affermano le tre associazioni».

Per i Verdi si tratta di «rafforzare l’utilizzo delle fonti fossili» è «scelta dissennata». In una nota anch’essa in data di oggi, i co-portavoce dei Verdi Elena Grandi e Matteo Badiali, manifestano tutta la loro sorpresa: «Invece di lavorare per un programma di dismissione da avviare alla scadenza della moratoria sulle trivelle», affermano, «scopriamo che sono stati approvati 9 progetti per un totale di 20 nuovi pozzi. Di fronte a questa scelta dissennata non ci resta che prendere atto che si è preferito cogliere la palla al balzo della moratoria per rafforzare l’utilizzo delle fonti fossili».

«Non è così – proseguono – che si avvierà la transizione e ecologica e che si intraprenderà la strada delle fonti rinnovabili. Parliamo di crisi climatica e allo stesso tempo investiamo in nuovi pozzi, aumentando la nostra già pesantissima impronta ambientale. Nel momento in cui era fondamentale compiere passi decisivi verso la transizione ecologica, anche grazie all’aiuto dei fondi europei del Next Generation Eu, l’Italia riapre la stagione delle trivelle, ignorando completamente gli impegni sulla decarbonizzazione assunti con l'Europa dal nostro Paese. La posizione della Commissione VIA del Ministero alla Transizione Ecologica che ha approvato nove progetti per venti nuovi pozzi di estrazione rappresenta un passo indietro inammissibile da parte del Governo»

«Vogliamo essere fiduciosi – concludono Grandi e Badiali – ma la fiducia va alimentata e purtroppo ad oggi, dopo che il voto della Camera di qualche giorno fa contro l’abolizione dei i sussidi ambientalmente dannosi, e dopo gli investimenti odierni in nuove trivelle, non ci resta che denunciare un atteggiamento di insostenibile rispetto alla transizione ecologica che tradisce le aspettative di quella moltitudine di persone e di ecologisti che vedono negli obiettivi dell'Agenda ONU 2030 il solo futuro possibile e un'opportunità occupazionale per chi oggi è senza lavoro».

*Foto tratta da wallpaperflare.come, immagine orginale e licenza

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