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Gerusalemme, l'occupazione israeliana, le violenze e l'appello alla comunità internazionale

Gerusalemme, l'occupazione israeliana, le violenze e l'appello alla comunità internazionale

In seguito all’escalation di violenze a Gerusalemme, l’11 maggio, Paolo Pezzati di Oxfam Italia lancia un appello attraverso il blog che cura sul sito del Fatto Quotidiano: al governo italiano – in particolare al ministro degli Esteri Luigi Di Maio e alla viceministra Marina Sereni – affinché, insieme alla comunità internazionale, induca «il governo israeliano a porre fine alle brutalità dei coloni e della polizia, cessando lo sfollamento forzato delle famiglie a Sheikh Jarrah», il quartiere da cui è iniziata la protesta dei palestinesi sfrattati. Un appello per il «rispetto della Quarta Convenzione di Ginevra, prendendo tutte le misure necessarie affinché Israele rispetti i propri obblighi internazionali quale potenza occupante». Un appello, infine, all’Unione Europea, affinché intervenga «per porre fine alla costruzione degli insediamenti illegali da parte di Israele, come previsto dalla Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, proseguendo nelle azioni di richiesta di risarcimento per le strutture demolite».

L’appello di Oxfam fa seguito alle preoccupazioni espresse dal segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, il quale ha chiesto a Israele di interrompere sgomberi forzati e demolizioni: «Il Segretario generale esprime la sua profonda preoccupazione per la continua violenza nella Gerusalemme est occupata – ha riferito il portavoce Onu Stephane Dujarric – così come per i possibili sgomberi di famiglie palestinesi dalle loro case» (Avvenire, 11 maggio).

I numerosi appelli alla pace sono caduti nel vuoto, morti e feriti si contano a decine e, senza opportuni interventi, dice Pezzati, si rischia seriamente «di cadere dentro un buco nero che sta a un passo da noi».

Gli sconti e le violenze di questi giorni, spiega pezzati sul suo blog, rappresentano «il culmine di una tensione che non fa che crescere da un anno a questa parte. Tensione che appare come frutto di una strategia tra provocazioni, aggressioni da parte dei coloni, sfratti e demolizioni da parte del governo israeliano. Intere famiglie palestinesi che hanno vissuto a Gerusalemme per generazioni sono state minacciate di sfratto, grazie alla politica statale che avalla la discriminazione sistematica contro i palestinesi, in palese violazione del diritto internazionale». Si parla, afferma citando i dati 2020 dell’Ocha, di circa «218 famiglie palestinesi a Gerusalemme est, comprese le famiglie a Sheikh Jarrah» che «hanno subito procedimenti di sfratto» da parte dei coloni. Altre 970 persone sono a rischio di sfollamento, tra le quali «424 bambini».

Insediamenti di coloni, zone militari blindate, riserve naturali e aree archeologiche: il governo israeliano non si è fatto mancare nulla e ha moltiplicato, anche in piena pandemia, le scuse per sottrarre terra ai palestinesi. «Di fatto una progressiva politica di annessione dei territori occupati», denuncia Pezzati. Grazie anche agli aiuti internazionale, spiega ancora il policy advisor di Oxfam, «le demolizioni avvenute dal 1° gennaio al 1° aprile 2021 hanno raggiunto una dimensione record: 321 strutture distrutte, contro le 139 del 2020 e le 146 del 2019», «con il totale di sfollati che è quasi raddoppiato passando da 259 nel 2019 a 468 nel 2021».

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