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L'aborto sempre più difficile in Texas. Il plauso dei vescovi statunitensi

L'aborto sempre più difficile in Texas. Il plauso dei vescovi statunitensi

AUSTIN-ADISTA. I vescovi del Texas plaudono alla sentenza della Corte Suprema che non blocca la nuova legge sull'aborto. Entrata in vigore il 1° settembre, la normativa impedisce l'interruzione della gravidanza dopo sei settimane dall’inizio. Dopo questo periodo – più probabilmente intorno alla nona o decima settimana, ma anche prima – è avvertibile il battito del cuore del feto.

È valutata come la riforma conservatrice più restrittiva del Paese ed è tanto più pesante perché ammette che possano essere denunciati e perseguiti organizzazioni, personale medico e altri che accompagnano le donne in questo percorso con multe fino a 10mila dollari per ogni persona coinvolta. Pur di fronte a diverse contestazioni in sede giudiziaria, i 9 giudici della Corte Suprema hanno ritenuto, 5 a 4, di non dover dar seguito a una richiesta di blocco che era stata avanzata. In chiusura però la sentenza spiega che la decisione non è una conclusione sulla costituzionalità della legge del Texas, tema non affrontato in quella sessione, e «non limita in alcun modo altre sfide procedurali corrette» alla legislazione. Dunque chi difende il diritto delle donne a decidere sull’interruzione di gravidanza può ancora tentare modi di contestazione.

«L'aborto è una questione di diritti umani; il diritto umano più fondamentale è il diritto alla vita», ribadiscono i vescovi in un comunicato di plauso sulla decisione della Corte Suprema. «L'aborto non è assistenza sanitaria. L'aborto non è libertà. L'aborto non aiuta le donne. L'aborto non è mai la risposta. È sempre la violenta eliminazione di vite innocenti». «Non possiamo voltare le spalle e dire che, poiché l'uccisione di un'altra persona avviene all'interno del corpo di una donna, a noi come società non dovrebbe importare, non più di quando qualcuno viene ucciso nell'intimità di una casa o in un luogo pubblico», prosegue il comunicato.

I vescovi del Texas ricordano anche le risorse di aiuto per le madri incinte in difficoltà, tra cui il Texas Pregnancy Care Network e il programma nazionale Walking with Moms in Need dei vescovi cattolici statunitensi. Citano anche Rachel and Raphael's Refuge, un'organizzazione che aiuta uomini e donne che vivono un qualche stato di sofferenza a causa di un aborto.

Il presidente Joe Biden, cattolico, il 2 settembre ha definito la decisione della Corte Suprema «un attacco senza precedenti ai diritti costituzionali di una donna». Negli Usa il ricorso all’aborto è tutelato da una storica decisione della Corte Suprema del 1973, pur se da allora in molti Stati sono state approvate leggi ben più restrittive o non sono attivati i servizi di assistenza necessari.  

«Sto ordinando», ha affermato in una nota Biden, «di avviare uno sforzo dell'intero governo», e in particolare del Dipartimento della salute e dei servizi umani e al Dipartimento di giustizia, «per rispondere a questa decisione» della Corte Sprema e «vedere quali passi il governo federale può compiere perché le donne in Texas abbiano accesso ad aborti sicuri e legali».

I vescovi statunitensi al di fuori del Texas – informa Crux il 6 settembre – sono stati in gran parte silenziosi sulla decisione della Corte Suprema. Tranne due: il vescovo di Madison, mons. Donald Hying, e il vescovo di Lexington, mons. John Stowe.

Il primo ha criticato Biden: «La gente ha sempre sostenuto che il presidente Biden fosse personalmente contrario all'aborto. Oggi abbiamo tutti appreso la dolorosa e inquietante verità», ha scritto Hying sui social media.

Stowe, sempre sui social, ha invece sollevato qualche dubbio sulla retta coscienza di taluni anti-aboritsti: «Coloro che combattono con veemenza l'aborto legale ma non sono interessati a fornire assistenza sanitaria di base alle madri incinte o ai bambini bisognosi, che non si preoccupano dei bambini rifugiati, o di coloro che non hanno un'istruzione di qualità senza alcuna speranza di sfuggire alla povertà non possono davvero pretendere di rispettare la vita».

*Foto di pubblco dominio, immagine originale e licenza

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