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"Il dovere di fare la pace": in un documento le proposte della Marcia PerugiAssisi

A pochi giorni dalla storica Marcia #PerugiAssisi della Pace e della Fraternità, con un comunicato odierno, il Comitato promotore dell’iniziativa intende condividere un corposo documento con «alcune proposte improntate al dovere sempre più urgente» non tanto di «dire», quanto di «fare» la pace, per opporsi con un’offerta radicalmente alternativa alla logica della guerra che tutto travolge e tutto pervade, anche la classe politica italiana ed europea. «Per spingere i governi sulla via della pace – spiegano Flavio Lotti (coordinatore del Comitato promotore della Marcia) e Marco Mascia (Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca”, Università di Padova) – deve crescere dal basso un grande movimento di cittadini e istituzioni per la pace».

In apertura del documento Condividiamo tutti una responsabilità: il dovere di fare la pace. Proposte per orientare le nostre scelte prima che sia troppo tardi si esprime chiaramente la convinzione che ha animato le decine di migliaia di persone che si sono messe in cammino tra Perugia e Assisi lo scorso 24 aprile: «Ci sono tanti modi per fare la pace, tranne uno: la guerra. La guerra è sempre un “omicidio in grande”, una lunga scia di sangue, sofferenze, distruzioni, odio, vendette. Sugli orrori e le macerie della guerra alcuni promettono di scrivere la parola pace ma è un grande imbroglio perché alla spirale distruttiva della guerra, della violenza, dell’odio, delle vendette e del dolore non c’è fine».

La lezione delle Guerre mondiali non sembra essere stata colta da un’umanità la quale, dopo la fine della Guerra fredda, non ha saputo cogliere «le straordinarie opportunità» offerte dalla caduta del Muro di Berlino, e ha invece «scelto di inseguire il disegno di un ordine mondiale gerarchico fondato sulla legge del più forte e sul presunto “diritto di fare la guerra”, sulla de-regulation istituzionale ed economica e sulla competizione selvaggia. L’aggressione russa dell’Ucraina è figlia di questo schema di guerra globale che ora ci minaccia sempre più da vicino».

Anche oggi, di fronte alla brutale aggressione russa e alla legittimo diritto di difesa del popolo ucraino – sottolineano con enfasi gli estensori del documento, fugando l’accusa di aver equiparato aggressori e aggrediti che aveva accompagnato il lancio della Marcia straordinaria del 24 aprile (v. articolo su Adista Notizie n. 16/22) – «molti governanti si sono arresi allo schema della guerra continuando a fornire armi senza assumere alcuna seria iniziativa di pace», e anzi ignorando le proposte della società civile e i reiterati appelli di papa Francesco. «A prevalere oggi sembra essere la cieca volontà di continuarla inseguendo la tragica illusione, già smentita dalla storia più recente, di poterla vincere».

Se in Ucraina l’escalation militare provoca morte e devastazione, in Europa si cominciano a sentire i pesanti effetti della recessione e dell’economia di guerra, che sottrae risorse ai reali bisogni di un Paese già provato da due anni di pandemia. Intanto, prosegue il documento, a livello internazionale, «in un mondo sempre più insicuro, si accelera un cambio radicale delle relazioni internazionali, a scapito della libertà e della democrazia, che alimenta un groviglio di crisi, conflitti, ingiustizie e violazioni dei diritti umani».

«Il momento è pericolosissimo», si avverte: «Se non sapremo opporre alla guerra una “decisa volontà della pace” saremo travolti». Il documento affida la gravosa responsabilità all’Unione Europea, per prossimità geografica ma anche per storia e principi fondativi, di sostenere le vittime, scongiurare che la situazione degeneri ancora di più e assistere, con misure rapide e idonee, le popolazioni al suo interno più colpite dagli effetti economici del conflitto.

Il testo proposto dalla PerugiAssisi punta tutto sulla volontà delle leadership europee di togliere la parola alle armi e restituirla alla politica. Alla corsa alle armi, alle pulsioni di violenza e vendetta, ai disegni di potere geopolitico, alle tentazioni di vanificare decenni di multilateralismo, propone responsabilità, creatività, disarmo, diritti umani, diritto all’autodeterminazione dei popoli, sicurezza sociale, dialogo, negoziati, centralità dell’Onu nella promozione della pace su scala globale e sul lungo periodo, magari lanciando anche una «Conferenza mondiale della pace».

Per spingere i governanti e i decisori politici a cambiare rotta e prendere sul serio l’impegno per la pace, sulla scia della grande Marcia del 24 aprile che ha «generato molte energie positive», il documento rilancia l’appello alla mobilitazione della società civile, degli Enti locali, delle università, delle scuole e di tutte le persone «di buona volontà». Un invito pressante – vincendo sentimenti di impotenza, cinismo e rassegnazione – a «contrastare i discorsi di guerra che hanno invaso le televisioni con discorsi di pace sempre più competenti, approfonditi e credibili», con la formazione e la promozione culturale, per dimostrare che un’alternativa alla guerra è sempre possibile, se desiderata. Il dovere di fare la pace invita infine a riscoprire e valorizzare anche la cultura della cura, molto cara a papa Francesco, di fronte all’aggravarsi in tutta Europa della crisi politica, economica, sociale, climatica: «Tutti siamo chiamati a fare la pace sviluppando la nostra capacità di cura degli altri, partendo dai più bisognosi, dai più fragili e dai più piccoli, allargando il nostro sguardo e la nostra preoccupazione all’intera famiglia umana e al pianeta che ci accoglie». La «società della cura» rappresenta l’unico vero antidoto all’egoismo, all’isolamento, all’indifferenza e alla competizione selvaggia: «È così che le persone, con piccole e grandi responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, fanno la pace, tutti i giorni, in modo artigianale».

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