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Gay, famiglia, donne, sinodalità: tanto rumore per poco. O nulla

Gay, famiglia, donne, sinodalità: tanto rumore per poco. O nulla

Tratto da: Adista Documenti n° 8 del 04/03/2023

Qui l'introduzione a questo testo. 

Cambia la forma con cui il potere papale si adatta alle circostanze e alle necessità storiche e si relaziona con l’opinione pubblica laica ed ecclesiale, ma la sostanza di quel potere, nei suoi aspetti dogmatici-dottrinari, resta invariata. Si potrebbe, grosso modo, descrivere così il pontificato di papa Francesco sui temi legati alla sessualità, alla differenza di genere, al ruolo delle donne nella Chiesa, alla sinodalità.

Se nel linguaggio, nelle telefonate fatte a “sorpresa” (ad esempio una nel 2018 a una donna, Anna, intenzionata ad abortire convincedola a non farlo; ma anche a Emma Bonino, nel 2015, e a Marco Pannella, nel 2014, che dell’aborto si sono sempre presentati come gli alfieri), il papa ha cercato in ogni modo di segnare la distanza dagli atteggiamenti severi e ieratici del suo predecessore, di mettersi in sintonia con l’opinione pubblica laica e la cultura secolarizzata, nelle dichiarazioni pubbliche e nelle scelte concrete poco o nulla è cambiato da Benedetto XVI a Francesco.

Lgbtq+

Sulle aperture intorno ai temi lgbtq+ di questo papa molto si è discusso. Certamente i gay credenti in questi anni hanno potuto sperimentare un clima di maggiore accoglienza all’interno delle comunità ecclesiali. Prima banditi dalle parrocchie, o accolti in modo semi-clandestino, negli anni di Francesco si sono moltiplicati gruppi di credenti lgbtq+ che hanno potuto incontrarsi in locali parrocchiali, talvolta anche seguiti da preti. In alcune occasioni le diocesi italiane hanno piani pastorali ad hoc per le persone lgbtq+. Ma la sostanza dottrinaria non è cambiata. Molti ricordano le parole pronunciate da papa Francesco nel luglio 2013, di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, quando rispondendo alle domande dei giornalisti disse: «Se una persona è gay e cerca il Signore, e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?». Sembrava l’inizio della svolta. Il pontificato era iniziato da pochi mesi e dentro e fuori la Chiesa le parole del papa vennero interpretate come l’annuncio che sui gay la dottrina stava per cambiare, con inedite aperture. Ma a dieci anni di distanza il Catechismo resta com’era, con la sua condanna di questa inclinazione come «oggettivamente disordinata». Come resta il divieto di seminaristi gay di accedere al sacerdozio ministeriale.

Recentemente, in una intervista all’agenzia Associated Press il papa (25/1/2023) ha criticato come "ingiuste" le leggi che criminalizzano l’omosessualità, affermando che Dio ama tutti i suoi figli così come sono, e esortando i vescovi cattolici che sostengono queste leggi ad accogliere le persone omosessuali nella Chiesa. Ha però anche aggiunto: «Essere omosessuale non è un delitto. Distinguiamo il peccato dal delitto». L’affermazione ha creato polemiche, cui il papa ha scelto di controbattere nella risposta a una lettera di p. James Martin, il gesuita statunitense che svolge il suo apostolato tra le persone lgbt+. Il testo inviato da papa Bergoglio, redatto in spagnolo, è stata pubblicata sul sito di padre Martin Outreach.faith. Quando si prende in considerazione un peccato, ha cercato di chiarire il papa, «bisogna considerare anche le circostanze, che diminuiscono o annullano la colpa», perché «sappiamo bene – scrive – che la morale cattolica, oltre alla materia, valuta la libertà, l’intenzione». E questo vale, ricorda ancora il Pontefice, «per ogni tipo di peccato».

Rispetto all’idea che una coppia omosessuale possa considerarsi “famiglia” il papa è sempre stato molto netto. Valga come esempio ciò che disse al Forum delle Famiglie, in occasione dei 25 anni dell'associazione, nel giugno scorso: «Si parla di famiglie diversificate, di diversi tipi di famiglia», «ma la famiglia immagine di Dio è una sola, quella tra uomo e donna. Può darsi che non siano credenti – precisa il Pontefice – ma se si amano e uniscono in matrimonio sono a immagine e somiglianza di Dio. Per questo il matrimonio è un sacramento grande».

L’impressione, insomma, è che se su questo fronte il papa non sia intenzionato a rivedere il magistero ecclesiastico e il catechismo cattolico; più prudentemente intenda concedere agli omosessuali, che restano peccatori, una serie di “attenuanti”. Distinguendo peccato e peccatore (come da tradizione della morale cattolica) e condannando ogni tipo di discriminazione o esclusione delle persone omosessuali, nella Chiesa e nella società.

Donne

Sul fronte della partecipazione delle donne nella Chiesa, a parte alcune nomine di donne (peraltro consacrate) nei dicasteri vaticani (ma manca ancora una donna a capo di un dicastero; c’è solo la promessa fatta da Francesco, nell’intervista al quotidiano spagnolo Abc del 18 dicembre 2022 che entro due anni ne arriverà una), la novità più rilevante è la Lettera Apostolica in forma di motu proprio intitolata Spiritus Domini, datato 10 gennaio 2021, che concede alle donne l’accesso a due «ministeri» prima riservati solo ai maschi; quelli del lettorato e dell’accolitato. Si tratta dei primi due passaggi della formazione del seminarista che precedono l’ordinazione a diacono e poi a presbitero nella Chiesa cattolica. Ma sono funzioni che possono essere svolte anche dai laici. È vero che finora si trattava di ministeri assegnati ai seminaristi nel percorso di avvicinamento alla consacrazione al diaconato e al presbiterato. Ma dai ministeri ordinati le donne continuano a essere escluse: i ministeri «ordinati» (vescovo, presbitero, diacono) sono riservati agli uomini; quelli «laicali», nel caso di lettori e accoliti ora sono aperti anche alle donne.

Il dibattito sulle donne diacono era riesploso dopo che una commissione istituita nel 2016 per studiare la possibilità di introdurre il diaconato delle donne aveva «raggiunto un risultato parziale», come aveva ammesso lo stesso papa Francesco nel 2019, durante l'incontro con l'Unione Internazionale delle Superiore Generali, parlando di molte difficoltà. Poi, a aprile 2020, Francesco aveva annunciato l’istituzione di una nuova Commissione, «per continuare a studiare e vedere come esisteva nella Chiesa primitiva il diaconato permanente». Il motu proprio da una parte ha introdotto nuovi ministeri per le donne, dall’altra ha chiuso alla prospettiva sia del diaconato che del presbiterato femminile. E anche la “conquista” ottenuta dalle donne sul lettorato e l’accolitato è più sulla carta che reale, dal momento che le donne già potevano leggere le letture durante le messe e distribuire la comunione; e le bambine – con una sorta di accolitato de facto – svolgere il servizio di ministranti.

Aborto

Sull’aborto, al netto di dichiarazioni di vicinanza alle donne che hanno fatto la scelta di interrompere la gravidanza (che per il papa vanno ascoltate e perdonate, se pentite), il papa in questi anni ha costantemente ribadito la gravità del peccato, che lui, in perfetta continuità coi suoi predecessori, considera «un omicidio e non è lecito diventarne complici». Per questo, ricevendo in udienza il 14 ottobre 2021 la Società italiana di farmacia ospedaliera ha detto ai farmacisti che serve «l’obiezione di coscienza, che non è infedeltà, ma al contrario fedeltà alla vostra professione, se validamente motivata»; pur sottolineando che «il nostro dovere è la vicinanza» alle donne «perché non si arrivi a pensare alla soluzione abortiva, perché in realtà non è la soluzione», anzi, è una ferita che ha un «prezzo, tanto duro».

Era la terza volta in poco tempo che papa Francesco interveniva sull’aborto. Il 1° settembre in una intervista alla radio spagnola Cope aveva detto che «in qualsiasi manuale di embriologia dato a uno studente di medicina alla scuola di medicina si dice che, nella terza settimana di concepimento, a volte prima che la madre si renda conto [di essere incinta], tutti gli organi dell’embrione sono già delineati, anche il Dna. È una vita. È una vita umana. Alcuni dicono che non è una persona, ma è una vita umana! Così, di fronte a una vita umana, mi pongo due domande: è lecito eliminare una vita umana per risolvere un problema? Seconda domanda: è giusto assumere un sicario per risolvere un problema? È con queste due domande che si risolvono i casi di eliminazione della gente, da una parte o dall’altra, perché sono un peso per la società». Pochi giorni dopo, il 15 settembre, dialogando con i giornalisti su volo di ritorno dal suo viaggio apostolico in Ungheria e Slovacchia ribadiva, rispondendo a una domanda sul sacramento della comunione ai politici cattolici favorevoli all’interruzione volontaria di gravidanza: «L’aborto è più di un problema, l’aborto è un omicidio. L’aborto... senza mezze parole: chi fa un aborto, uccide». «Questo principio è così chiaro, e a chi non può capirlo io farei due domande: è giusto uccidere una vita umana per risolvere un problema? Scientificamente è una vita umana. Seconda domanda: è giusto affittare un sicario per risolvere un problema?». «Per questo la Chiesa è così dura su questo argomento, perché, se accetta questo, è come se accettasse l’omicidio quotidiano. Mi diceva un capo di Stato che il calo della popolazione è incominciato da loro, hanno un vuoto dell’età, perché in quegli anni c’è stata una legge sull’aborto così forte che hanno fatto sei milioni di aborti, si calcolano, e questo ha lasciato un calo molto grande nella società di quel Paese».

Collegialità

La sera stessa della sua elezione il papa salutò la folla presente in piazza san Pietro con un semplice «buonasera», chiedendo alla folla di benedirlo (così almeno hanno detto tv e giornali: in realtà, in modo assai meno rivoluzionario, aveva semplicemente chiesto ai fedeli di pregare affinché Dio facesse scendere sul nuovo pontefice la sua benedizione), presentandosi semplicemente come il «vescovo di Roma». Questo appellativo fece pensare a molti commentatori che Francesco intendesse abbandonare alcune delle prerogative papali che gli conferiscono un potere totale e assoluto nella Chiesa a favore di una maggiore collegialità. Poi però l’Annuario Pontificio in questi anni ha continuato a ribadire i titoli tradizionalmente attribuiti al capo della Chiesa cattolica: «Successore del Principe degli Apostoli, Sommo Pontefice della Chiesa universale, Primate d’Italia, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, Sovrano dello Stato della Città del Vaticano, Servo dei Servi di Dio».

Ma se le prerogative del papa restano, a Francesco si può comunque riconoscere il merito di aver cercato nei Sinodi e nel collegio cardinalizio sostegno e consiglio, come mai era avvenuto con i suoi predecessori. Vero, ma solo in parte. Se infatti il papa ha moltiplicato le commissioni cardinalizie e quelle di studio, spesso lo ha fatto in modo tale che questi organismi non arrivassero a una soluzione netta, a una maggioranza definita tale da poterne assumere le decisioni con una ampia legittimazione. Il papa ha convocato due Sinodi sulla famiglia.

Quando ne ha riassunto i risultati nell’esortazione apostolica post-sinodale Amoris laetitia il tema – attesissimo – dei divorziati risposati è stato affrontato solo con una nota al numero 304: l’“apertura” del papa è consistita solo nel dare facoltà al vescovo di decidere l’eventuale riammissione dei divorziati e risposati al sacramento della comunione, dopo un percorso di accompagnamento e di discernimento svolto all'interno della comunità ecclesiale. Una scelta discrezionale, non un diritto universale, quindi. Quando si è celebrato l’attesissimo sinodo sull’Amazzonia, che preludeva a richieste come la revisione del celibato ecclesiatico obbligatorio, l’apertura ai viri probati o l’ordinazione diaconale o presbiterale delle donne, dal Vaticano è arrivato il rifiuto (che ha comportato addirittura la necessità di rifare la votazione) di avallare l’elezione di Erwin Kräutler, vescovo emerito di Xingu, tra i 4 membri della Commissione per l’elaborazione del Documento finale del Sinodo; quindi la bozza di documento finale dell’assise è stata calata dall’alto, comportando in soli 2 giorni l’elaborazione di circa mille emendamenti per poterlo almeno in parte “migliorare”. Infine, nella esortazione post sinodale Querida Amazonia il papa ha ribadito la tradizionale dottrina della Chiesa. Le donne, ha ammesso, dovrebbero poter accedere a funzioni e anche a servizi ecclesiali, a condizione che essi «non richiedano l’Ordine sacro». Eppure, nonostante i tentativi di edulcorarlo e depotenziarlo, nel Documento finale del Sinodo per l’Amazzonia, al paragrafo 103 si sottolineava come durante i lavori erano emerse voci a favore del diaconato femminile e chiedeva di proseguire il dibattito su questo tema.

Ora, alla prova della collegialità-sinodalità, ci sono proprio i temi (ministeri ordinati femminili, morale sessuale, orientamento sessuale, celibato obbligatorio dei preti) sui quali la gerarchia ecclesiale e papa Francesco sono più inamovibili. Sono i temi che la base cattolica, nel lungo cammino di ascolto peraltro voluto dal pontefice per il Sinodo sulla sinodalità, ha messo all’ordine del giorno per le due tappe finali dell’evento che si svolgeranno in questo autunno e nell’autunno del 2024. Sono già molteplici i tentativi della gerarchia di smorzarne l’inattesa dirompenza, e vedremo quanto è fondato il sospetto che vadano a rete.

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