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Per il verso giusto. Ad alcuni piace la poesia

Per il verso giusto. Ad alcuni piace la poesia

"Per il verso giusto" è la nuova rubrica di Marco Campedelli, teologo e narratore veronese. Dopo “Parole a margine” e “Più forte ti scriverò”, si apre su Adista Segni Nuovi uno spazio dedicato alla poesia come gesto necessario, fragile e potente insieme. Uno spazio che non vuole spiegare la poesia, ma lasciarla accadere: come un incontro inatteso, come una mano tesa. Le parole diventano rifugio, resistenza, cura: per chi sente il bisogno di guardare più a fondo, oltre il visibile, di salvare ciò che rischia di andare perduto. La poesia arriva senza avvisare: e quando succede, cambia il passo, lo sguardo, il cuore. E, senza fare rumore, ci insegna a restare umani.

Ad alcuni piace la poesia

Ad alcuni -

cioè non a tutti.

E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.

Senza contare le scuole, dov’è un obbligo (…)

Piace -

ma piace anche la pasta in brodo (…)

La poesia -

ma cos’è mai la poesia? (...)

Wisława Szymborska

In un tempo in cui bisogna salvare ciò che è essenziale, sembra forse strano pensare alla poesia. Senonché può essere la poesia a salvarci. Senza che nemmeno ci si accorga ci infila come su un’arca nella custodia delle sue parole. Ci salva gli occhi, le mani. Dedicare una rubrica alla poesia, se ha un senso, può essere solo questo: tenere la mano pronta ad aggrapparci al corrimano, per non cadere, non precipitare nel vuoto.

Iniziamo con le parole leggere, piene di ironia della Szymborska. Ad alcuni piace la poesia. Non a tutti, ci ricorda la Premio Nobel della Letteratura. Non alla maggioranza, ma alla minoranza. Basta entrare in una libreria, il reparto dedicato alla poesia non è enorme. È un piccolo tassello ricavato nella stanza. Piace? La poesia piace sì, ma non a tutti. E poi dice la nostra poeta polacca, piace anche la pasta in brodo. In un referendum democratico, quasi sicuramente vincerebbe

la pasta in brodo. Eppure la minoranza a cui piace la poesia non è un'élite, un club borghese del verso, una scuola esclusiva e quindi escludente. La poesia piace a quelli che sono più interessati a perdere che ad avere, a togliere che ad aggiungere. A scendere nel profondo, piuttosto che salire e prendere così le distanze con la crosta terrestre.

Le parole della poesia sono misura. Ma nella misura ospitano e custodiscono lo smisurato: nella parola neve ad esempio c’è tutta la neve. La parola alba nella poesia sale piano, non prima del tempo. Sale quando gli occhi la sanno vedere. Nella poesia si possono infilare le cose che si perdono, per ritrovarle di nuovo.

Certe ore del giorno che non sappiamo ancora vivere. Ma forse un giorno sì, le vivremo.

Nella poesia si infilano gli alberi per scamparli dalla tempesta Vaia. E i bambini in guerra, fermando il grilletto del fucile del cecchino sui tetti. In quel verso il bambino è salvo. E poi quando finirà la guerra, tornerà fuori dal verso, che è già estate e correrà via scalzo, pieno di felicità.

La poesia non è ideologica, no, perché non riceve ordini, non piega la schiena a un comando. La poesia non è gioco per i dittatori, per i mercati. È parola ribelle. La poesia è senza prezzo. Cioè non si compra. Ma è necessaria. Come l’aria, come il pane. La poesia venne a cercarmi, scrive Neruda. Ecco, può non piacere a molti.

Ma poi succede che viene a cercarti e ti rivolta la terra, ti fa barcollare. E piano, piano, ti prende per mano. Ti porta sul precipizio che non vuoi vedere, sulla distanza che ti impedisce di toccare il mondo. E ti allena alla calma, all’indugiare delle ore. Ti ferma.

La poesia ti guarisce dall’astinenza della felicità e ti fa fare l’amore con le parole. Così che ne nascano di nuove, quando nemmeno te l’aspetti e ti sembra già di essere sepolto. La poesia non anestetizza, risveglia piuttosto. Entra in tutto il corpo fino a diventare te stesso almeno per mezzo verso, o uno intero. Il suo corpo e il tuo per un momento sono una cosa sola. 

La poesia è rischio. Se non vuoi rischiare, bevi il brodo e lascia la poesia. Ma se ami ballare sul pavimento sconnesso, se ami prendere un treno che non sai dove ti porta, se vuoi salvare una notte di stelle dentro un verso, con la stessa convinzione calma di un bambino… allora forse la poesia è venuta a cercarti. Ora, e ti ha trovato. Non ti resta che arrenderti e buttarti tra le sue braccia…

* Foto di  Rafał M. Socha (Azymut) da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza

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