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Brasile: lo “stato delle cose golpiste” a pochi mesi dalle elezioni

Brasile: lo “stato delle cose golpiste” a pochi mesi dalle elezioni

(dalla corrispondente) Ho dei dubbi in quale secolo ci troviamo: siamo nel 1494 e un aspirante Alessandro VI spartisce le terre rare scoperte; o siamo nel 1884 con una integrazione alle decisioni della Conferenza di Berlino per cui la Francia annette per motu proprio la Repubblica Saharawi al Marocco; o siamo nel 1902-1903 in cui le potenze imperialiste imponevano il blocco militare navale al Venezuela per controllarne e depredarne le dogane? A parte le date, siamo in un rifiorire di cultura e pratiche coloniali e imperialista in forma primitiva e senza alcuna mediazione o schermo.

Ogni Paese declina, o quasi seleziona, in modo diverso gli elementi dello sconquasso complessivo che scuote il pianeta a seconda della propria situazione interna e della sua collocazione territoriale e strategica internazionale. Per quanto riguarda il Brasile le linee di faglia sono molte, né si sa se troveranno un punto di equilibrio o di rottura, ma ha un certo interesse riassumere in modo schematico i principali accadimenti. Infatti qui, come altrove, ma diversamente da quanto succede in Italia e in Europa, i processi sono rapidi e espliciti, direi quasi impudichi, e permettono di cogliere indirizzi e tendenze che altrove sono più velati e lenti. Indirizzi comunque simili soprattutto per le manomissioni normative e istituzionali applicate in modo frammentario ma in grado di rendere instabile l’intero sistema nelle sue interconnessioni.

Sul piano interno il Brasile vive uno “stato di cose golpiste” – per riprendere l‘espressione del costituzionalista Lenio Streck, “Brasil vive um estado de coisas golpista” (post su X, 10/12/25) –, costruito soprattutto dentro al Parlamento in cui, specialmente nella Camera dei deputati, la maggioranza della destra anticostituzionale e antisociale è forte. Peraltro non esiste più una destra ligia alle regole formali e sostanziali della convivenza democratica, mentre l’area del centro (denominato Centrão, grande centro) è disponibile per ogni tipo di alleanza che garantisca la permanenza all’accesso di pubbliche risorse e potere. L’esecutivo si trova a governare con un legislativo avverso e senza scrupoli nell’imporre la propria agenda anche illegittima e nel votare provvedimenti destabilizzanti; inoltre il legislativo agisce in costante contrasto con il massimo organo del potere giudiziario, il Supremo Tribunale Federale/STF, che ha il compito di vigilare sulla costituzionalità dei provvedimenti nonché di svolgere funzione giudiziaria rispetto a determinati soggetti come parlamentari, ministri e altri responsabili di alte cariche e per specifici reati imprescrittibili e non amnistiabili che concernono in particolare la minaccia allo Stato democratico di diritto e il tentativo di colpo di Stato.

Due sono i provvedimenti - fra i molti messi in votazione dal presidente della Camera senza precedente costruzione di un percorso condiviso di mediazione - che spiccano: il primo approvato in grande fretta (alla Camera il 10 dicembre 2025, al Senato il 17 dicembre) modifica norme del codice penale alleggerendo molto le pene per atti contro lo Stato democratico di diritto e tentativo di colpo di Stato.

Lo scopo è ridurre la durata delle condanne recentemente inflitte ai responsabili dell’eversione culminata nella giornata dell’8 gennaio 2023 (v. Adista Notizie nn. ). Di fronte all’impossibilità politica per il Parlamento di votare una amnistia per Jair Bolsonaro e altri la maggioranza ha scelto di ridurre le pene normalizzando in un certo senso il ricorso al golpe come pratica quasi banale e aprendo la strada a un disordine giudiziario totale per molti altri reati. Per evitare quest’ultima deformazione il Senato ha inserito un dispositivo che specifica che lo sconto di pena in questione riguarda solo gli accadimenti dell’8 gennaio! Questo mostro chiamato impropriamente legge dovrà passare al vaglio del presidente, sarà controllato dal STF ed entrerà, probabilmente, in un percorso labirintico di giudizializzazione.

Da parte sua il Senato ha anticipato la discussione e votazione sul “marco temporal”/ limite temporale della demarcazione delle terre indigene/TI. La materia è incandescente e vede interessi enormi in gioco. Secondo la Costituzione del 1988 le terre ancestrali appartengono alle popolazioni native e tali terre vanno definite, delimitate e attribuite secondo una serie di criteri di uso e occupazione senza restrizioni temporali di sorta. Ma dal 2009 nella demarcazione della TI Raposa-Serra do Sol in Roraima l’AGU/Avvocatura Generale dell’Unione aveva seguito il criterio interpretativo del limite temporale che ritiene che possano essere demarcati solo gli spazi occupati o in disputa al momento dell’approvazione della Costituzione, il 5 ottobre 1988, e nel 2023 il Senato votava una proposta di legge che seguiva tale indirizzo. Inutile dire che questa scansione che vuole cancellare secoli di esproprio coloniale modifica il quadro. Il STF già aveva dichiarato lontana dalla Costituzione questa interpretazione e aveva attivato un gruppo di lavoro, prossimo a raggiungere alcune conclusioni di nuovo avverse al “marco temporal”, per cercare di mediare gli interessi e evitare contenziosi infiniti.

In questo scenario il Senato il 9 dicembre votava il “marco temporal” con provvedimento che proseguiva per la Camera. Pochi giorni dopo, il STF con 4 voti a 0 si esprimeva contro il limite temporale. Lo scontro tra poteri è evidente e profondo. Ma il presidente del Senato ha aperto una ulteriore faglia di attrito anche con il potere esecutivo direttamente con il presidente Lula. È in corso la nomina di un nuovo ministro del STF a seguito di una recente dimissione. La scelta del candidato è prerogativa esclusiva del presidente della Repubblica, ma il capo del Senato sembra volere usurpare la funzione imponendo una persona di proprio gradimento. Inutile dire che Lula non cede alcuna delle proprie attribuzioni e rimane fermo nelle sue scelte, ma dal momento che la figura proposta per la carica deve poi essere votata favorevolmente in Senato il campo di conflitto non manca. Questi pochi esempi di conflittualità fra poteri permette di capire quanto sia difficile governare.

Perché in questo momento c’è questa situazione di forte tensione fra i poteri? Fra pochi mesi (ottobre 2026) si terranno le elezioni politiche per eleggere il presidente, i governatori degli Stati, i deputati e un terzo dei senatori. La destra è in difficoltà nella scelta dei suoi candidati, appesantita dall’ingombrante presenza della famiglia Bolsonaro che vuole mantenere visibilità piegando a questo fine l’intera destra/centro destra, ciò che produce contrasti e competizioni difficili da unificare. La situazione di Lula e dell’attuale esecutivo è piuttosto buona e non stupisce quindi che la maggioranza di destra del Parlamento utilizzi al massimo la sua posizione di forza per squalificare il governo nella sua componente di sinistra. Che questo disarticoli le istituzioni non è cosa che possa preoccupare la destra anti istituzionale, anticostituzionale e antisociale. 

*Foto ritagliata da Palácio do Planalto tratta da Flickr

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