Mediterranea: barca a vela Safira riparte da Lampedusa in missione, a tutela dei diritti e delle persone in mare
LAMPEDUSA-ADISTA. La barca a vela Safira di Mediterranea Saving Humans è ripartita l'altro ieri notte dal porto di Lampedusa diretta verso sud nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale. Riprende la missione di monitoraggio dopo aver soccorso una settimana fa 40 persone in pericolo di vita. «L’equipaggio torna in navigazione in un contesto in cui le attività di ricerca e soccorso istituzionali restano largamente insufficienti rispetto ai bisogni reali, mentre continuano a registrarsi naufragi e vittime lungo la rotta del Mediterraneo centrale», informa l'ong Mediterranea Saving Humans.
Nei primi mesi di questo 2026 si registrano già ufficialmente, secondo i dati raccolti dall’IOM, 550 morti, ma le vite perdute in mare sono sicuramente almeno il doppio, calcolando le mille persone disperse durante il ciclone Harry e, negli ultimi giorni, le 62 persone naufragate (con 17 dispersi e le altre deportate in Libia) al largo delle coste libiche e un’imbarcazione con altre 38 persone, segnalata da Alarm Phone alle autorità competenti, ma di cui si sono perse le tracce da tre giorni. Sono i cosiddetti “naufragi fantasma” che i governi europei nascondono all’opinione pubblica.
«Quanto poi è accaduto alla nave civile Sea-Watch 5 nei giorni scorsi è emblematico - prosegue la ong -: di fronte all’indicazione governativa di un porto distante come Marina di Carrara, l’equipaggio ha deciso di forzare l’ingresso nel porto di Trapani, assumendosi la responsabilità di una scelta per garantire i diritti fondamentali delle persone soccorse. Una decisione che rischia adesso di essere sanzionata dalle illegittime regole del Decreto Legge Piantedosi. Ma che sosteniamo con forte convinzione: Mediterranea per prima, nelle sue ultime missioni, ha scelto di non accettare l’assegnazione di porti lontani, ritenendo che il diritto alla vita e alla cura e la dignità delle persone soccorse vengano prima di ogni altra cosa. E i Tribunali di Trapani e Agrigento hanno già riconosciuto la legittimità delle nostre scelte.
Le morti in mare non sono inevitabili. Sono la conseguenza di politiche governative che violano il diritto internazionale, abbandonando le persone in mare e ostacolando il soccorso civile. Per questo Mediterranea è di nuovo in missione con Safira: per continuare a garantire con la sua presenza, insieme alle altre organizzazioni della flotta civile, la tutela della vita umana e il rispetto dei diritti fondamentali delle persone».
Foto Mediterranea Saving Humans
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