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5 STELLE E 4 SACERDOTI: GLI ABBAGLI DE “LA STAMPA”

Tratto da: Adista Notizie n° 17 del 05/05/2012

36658. ROMA-ADISTA. Mentre i partiti tradizionali si mostrano sempre più incapaci di resistere all’ondata di sfiducia e di indignazione che minaccia di travolgerli alle prossime elezioni amministrative, qualcuno si appresta a sedersi in riva al fiume per veder passare il cadavere dell’odiata «casta»: Beppe Grillo e il suo Movimento 5 Stelle appaiono senz’altro, nella fase attuale, i principali beneficiari della débâcle di una classe politica affetta da un cronico deficit di credibilità. Soprattutto nelle regioni del Settentrione, è Grillo a fare cassa sul crollo di consensi della Lega Nord, travolta dalle inchieste giudiziarie e sempre più impossibilitata ad accreditarsi come forza politica «pulita» e «antisistema». Ma il favore di cui godono presso un settore consistente dell’opinione pubblica il comico genovese e il suo movimento può anche indurre in qualche grossolano errore di valutazione. È senza dubbio ascrivibile a quest’ultima categoria l’abbaglio preso dal vaticanista de La Stampa Giacomo Galeazzi lo scorso 23 aprile, quando il quotidiano di Torino ha dato largo spazio alla tesi secondo cui anche fra i cattolici, e in particolare fra i «preti di strada» e «nelle comunità di base», starebbe prendendo piede il grillismo. «Tra le “cinque stelle”», scrive Galeazzi «brilla a sorpresa quella cattolica. Comunità del dissenso, parrocchie “disobbedienti”, Chiesa di base. Il vento dell’antipolitica soffia forte anche in sacrestia». Ma è veramente così?

A ben guardare, l’articolo comparso su La Stampa stabilisce un collegamento piuttosto arbitrario fra alcuni commenti sul fenomeno Grillo attribuiti a specifiche personalità del mondo cattolico (fra l’altro non tutte provenienti dall’esperienza delle comunità di base) e un ipotetico endorsement a favore del Movimento 5 Stelle da parte di quelle stesse personalità. La tesi di una discesa in campo al fianco di Grillo di una non meglio specificata «Chiesa di base» viene inoltre suffragata tramite un indebito accostamento fra il prossimo convegno annuale delle Cdb (v. Adista Notizie n. 16/12) e la scadenza elettorale del 6 maggio. «Dal 28 al 30 aprile, in piena campagna elettorale per le amministrative», scrive Galeazzi «tutte le comunità di base italiane si riuniranno a Napoli per il loro convegno annuale». Detta così, sembra quasi che il convegno delle Cdb, che è in realtà un appuntamento consuetudinario da circa quarant’anni, si riunisca per prendere una posizione ufficiale in relazione alle imminenti consultazioni elettorali locali, cosa ovviamente del tutto lontana dalla realtà.

A smentire quanto riportato da La Stampa sono state del resto le stesse Comunità Cristiane di Base italiane con un comunicato del 26 aprile, nel quale si può leggere: «Appaiono gravi forzature le opinioni attribuite al movimento di aver scelto, come propria proiezione politico-partitica, il partito delle cinque stelle, altrimenti denominato “dei grillini”. Per chi, come le Comunità Cristiane di Base, è nato come movimento collettivo di dissenso dalla storica compromissione italiana fra Chiesa cattolica e potere democristiano è assolutamente improponibile e contrario alla sua storia e alla sua prassi ricadere nella tentazione di collateralismi ambigui con nuove o vecchie formazioni politico-partitiche».

Le illazioni del quotidiano torinese, fra l’altro, appaiono tanto più discutibili se messe in relazione alle recenti dichiarazioni di Grillo in tema di immigrazione: «La cittadinanza a chi nasce in Italia, anche se i genitori non ne dispongono, è senza senso», aveva sentenziato lo scorso gennaio sul suo blog il comico genovese commentando il mancato voto dei grillini emiliani a favore della campagna “L’Italia sono anch’io”, volta a sostenere il principio per cui ai bambini stranieri nati nel nostro Paese va automaticamente concessa la cittadinanza italiana. In quell’occasione, Grillo aveva fra l’altro motivato la propria presa di posizione, decisamente poco «evangelica» e anzi in linea con gli umori della base leghista, sostenendo che l’unico obiettivo della campagna sarebbe stato quello di «distrarre gli italiani dai problemi reali per trasformarli in tifosi». Dunque il fatto che centinaia di migliaia di persone lavorino (spesso duramente) e paghino le tasse senza avere gli stessi diritti degli altri cittadini, e siano in questo modo condannate a vivere in una situazione di costante ricattabilità, non sarebbe ascrivibile nel novero dei «problemi reali».

Affascinati da un populista?

Ma quali sono le persone interpellate da Galeazzi, e cos’hanno da dire sull’articolo comparso su La Stampa? Giovanni Franzoni, storica guida della comunità cristiana di base di San Paolo fuori le mura, a Roma, raggiunto telefonicamente da Adista smentisce seccamente ogni ipotesi di infatuazione grillina: «Sono molto contrariato dall’operazione del giornalista de La Stampa. Quando l’ho sentito sono stato piuttosto chiaro: un conto è la posizione, giusta, assunta da Grillo e dal suo movimento, insieme a tanti altri, sulla questione dell’acqua pubblica, un conto sono le sue proposte e le sue posizioni politiche più generali. Io non conosco Grillo, né lo sostengo. Anzi, sono profondamente contrario alla sua retorica populistica e antipolitica, della quale diffido». Un giudizio condiviso anche da don Giuliano Fiorentini, il parroco di Jesi chiamato in causa da Galeazzi per il suo presunto sostegno a Massimo Gianangeli, candidato sindaco del Movimento 5 Stelle nella città marchigiana. «Io ho solo detto quello che in realtà vedo», dichiara piccato ad Adista don Giuliano, «e cioè che la fortuna politica di cui gode oggi Grillo è la spia di uno scollamento crescente fra i cittadini e i maggiori partiti. Poi, certo, ho anche detto che stimo molto il candidato sindaco che il Movimento 5 Stelle esprime a Jesi. Lo stimo come persona, visto che lo conosco, ma non condivido la sua scelta di candidarsi con Grillo. Mi sento molto lontano dal modo di fare politica in maniera urlata e populista di quest’ultimo».

Simpatico ma non da votare

Meno netta, ma comunque non passibile di essere scambiata per un sostegno aperto, è la presa di distanza dal comico genovese di don Vitaliano Della Sala, anch’egli sentito da Galeazzi prima di scrivere il suo pezzo. «Io personalmente simpatizzo per Grillo», sostiene l’ex parroco di Sant’Angelo a Scala, «ma allo stesso tempo non lo voterei perché non condivido alcune delle cose che dice, ad esempio sulla questione dell’immigrazione. In realtà, pensavo che mi fosse stata proposta una riflessione a partire da un parallelismo fra la Chiesa e la società italiana». Già perché, prosegue don Vitaliano, «il Movimento 5 Stelle è espressione di un disagio profondo dei cittadini di fronte alla politica, e ci dice che c’è un’esigenza diffusa di partecipazione, di tornare a contare qualcosa. Ecco, io penso che nella Chiesa ci sarebbe bisogno di qualcosa di analogo, di un movimento che scuota la gerarchia e la faccia uscire dalla sua autoreferenzialità. Ma purtroppo spesso, nella Chiesa, chi dissente alla fine se ne va e basta. Non si mette a contestare dall’interno».

Chi invece respinge al mittente tutte le accuse di populismo e di qualunquismo rivolte a Beppe Grillo è don Andrea Gallo, fondatore e animatore della Comunità di San Benedetto al Porto, a Genova. «Quello di Beppe non è populismo, ma un movimento dal basso, autenticamente democratico, che chiede partecipazione. È sbagliato continuare a sostenere che Grillo incarni l’antipolitica: la sua è semplicemente un’altra politica, più orizzontale e più vicina ai cittadini, che non ne possono più della casta». Eppure anche don Gallo, a Genova, non sostiene il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle, ma quello del centrosinistra, Marco Doria: «Credo che Grillo vada rispettato perché, lo ripeto, ha una sua dignità politica. Anche se io ho fatto la scelta di sostenere il candidato del centrosinistra, questo non significa che non ritenga il candidato del 5 Stelle degno di rispetto. In realtà, sono convinto che siano i partiti ad essere marci». E le posizioni del comico sullo ius soli e sull’immigrazione? «Ne ho discusso con Beppe: lui dice è che è un tema che, posto in questa maniera, polarizza le posizioni e svia l’attenzione da altri problemi. Credo che alle volte corra il rischio di essere un po’ provocatorio e aggressivo, ma in fondo l’intento che lo muove è sempre buono». (marco zerbino)

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