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Strage dei migranti /2: base cattolica e mondo ecumenico, dalla denuncia alla proposta

Tratto da: Adista Notizie n° 16 del 02/05/2015

38093 ROMA-ADISTA. Accanto alle voci istituzionali della Santa Sede e dell'episcopato italiano (v. notizia precedente), si è levato forte l'appello della base cattolica e delle realtà ecumeniche che da anni chiedono alle istituzioni italiane ed europee un importante cambio di rotta nelle politiche migratorie.


Le parole e la Parola

Sull'esempio di don Tonino Bello, che nel 1991, corse in aiuto dei 10mila albanesi attraccati al porto di Bari, «invochiamo, ancora una volta, in nome di Dio e in nome della dignità della persona umana, un sussulto di coscienza, occhi che non si girino da un'altra parte e mani di una umanità solidale e fraterna». È l'accorato appello che il presidente nazionale di Pax Christi, mons. Giovanni Ricchiuti (vescovo di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti) ha lanciato all'indomani del naufragio.

Con un testo in versi si è espresso il 19 aprile anche il vicepresidente nazionale di Pax Christi, Sergio Paronetto. «Ero straniero e mi avete accolto»; «Tratterete lo straniero che risiede fra voi come colui che è nato fra voi; tu l’amerai come te stesso»; «Non dimenticate l’ospitalità, perché alcuni, praticandola, hanno ospitato senza saperlo degli angeli»: non sono slogan di qualche militante di sinistra ma tutte citazioni delle Sacre Scritture, che Paronetto ricorda per innalzare la sua preghiera al «Dio straniero, annegato un'altra volta nel Mediterraneo, che da anni è il grande cimitero di poveri in fuga da guerre e miserie dovute anche alla nostra politica e alla nostra economia». Paronetto rivendica, a partire dalla Parola, la pari dignità di ogni essere umano, il dovere della pace e il diritto-dovere all'indignazione per i diritti negati, alla ribellione di fronte all'ipocrisia, alla violenza razzista e ai pregiudizi. 


Il sonno della politica e della coscienza

«Proviamo un immenso dolore per queste morti innocenti», ha affermato anche Libera, associazione fondata da don Luigi Ciotti, in una nota del 20 aprile. Questi morti, vi si legge, «devono pesare sulle coscienze di tutti e devono farci dire basta, basta ai trafficanti di morte, basta ai venditori di illusioni, basta a chi anche su queste morti fa propaganda, basta a chi cerca scorciatoie con leggi che negano diritti, alimentano illegalità e disperazione». Secondo l'associazione antimafie le morti del 19 aprile «non possono essere considerate una fatalità, come non lo possono essere quelle delle centinaia di migliaia di persone che, dal 1988 a oggi, dopo aver patito fame, guerre e violenze, hanno cercato di raggiungere un'Europa sognata come terra promessa e scoperta come fortezza, spazio chiuso e ostile». Nella sua nota Libera ha chiamato in causa un sistema di normative per la regolamentazione dei flussi migratori che ci avrebbe reso «ciechi e insensibili», «che alimenta paure invece di costruire speranze», «che ha favorito indirettamente i traffici, le forme di sfruttamento e di violenza», cui «non basta più rimediare con la solidarietà».Libera ammette di non avere la soluzione in tasca, ma chiede comunque alle istituzioni nazionali ed europee «un atto di coraggio: abbandonare la facile strada del consenso per imboccare quella difficile ma feconda della giustizia sociale». L'associazione si è poi appellata anche alla società civile, perché «quel naufragio è anche figlio del naufragio delle coscienze, e solo una coscienza risvegliata, corresponsabile, restituirà a quelle persone la dignità che gli è stata tragicamente negata».


Una pagina nera dell'umanità

«Un’operazione di soccorso e salvataggio ad ampio raggio», dopo la decisione «nefasta» di interrompere Mare Nostrum; «un’equa ripartizione dei rifugiati all’interno dell’Unione», per garantire standard d'accoglienza adeguati; suddivisione dei migranti tra tutti gli Stati Ue in maniera proporzionale, visto che al momento solo sei Paesi su 28 sono impegnati nell'accoglienza dei rifugiati. Sono le richieste del Centro Astalli, sede italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati (Jrs), in un comunicato del 20 aprile. A chiusura della nota, il presidente p. Camillo Ripamonti ha aggiunto il suo appello: «Oggi scriviamo una pagina nera della storia dell’Unione Europea e dell’umanità intera. Si ponga fine immediatamente al massacro creando canali umanitari sicuri e spezzando l’assurdo monopolio dei trafficanti di essere umani».

Corridoi sicuri e legali

Tra le realtà che hanno rilanciato alcune proposte concrete, si sono distinte alcune ong – Oxfam Italia, Concord Italia, Aoi-Cooperazione e solidarietà internazionale, Save the Children, Arci, Focsiv, Cospe, Cocis – che, in un comunicato congiunto, hanno avanzato precise richieste al governo italiano e all'Unione europea: «Avviare un’operazione di ricerca e salvataggio», una sorta di “Mare Nostrum” europea; aprire corridoi umanitari per rifugiati e richiedenti asilo al fine di «garantire a uomini, donne e bambini, un transito sicuro verso l’Europa» e un'accoglienza coordinata dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) e dalle organizzazioni umanitarie che si occupano di migrazioni; sospendere il Regolamento di Dublino che, «obbligando i migranti a richiedere asilo nel Paese di arrivo, genera squilibri e prolunga il calvario dei richiedenti asilo anche dentro le frontiere europee»; sviluppare accordi con i Paesi d'origine e di transito dei flussi migratori per tutelare i diritti di quanti decidono di mettersi in cammino verso l'Europa; «costruire una nuova narrativa rispetto al fenomeno migratorio che consenta un dibattito pubblico serio, basato sulla conoscenza dei dati reali, smascherando, di fronte ad un problema drammatico e complesso, il prevalere di speculazioni propagandistiche e di strumentalizzazioni elettorali, che hanno ormai influenzato gravemente l’opinione pubblica».

Dal 1998 si contano circa 15-25mila migranti morti nel Mediterraneo, hanno sottolineato le ong: «Sono i numeri di una guerra che giorno dopo giorno si sta svolgendo sotto i nostri occhi, di fronte ad un’Europa bloccata da veti incrociati, timidezze, egoismi e discorsi propagandistici. L’ennesima mostruosa strage nella notte tra sabato e domenica deve rappresentare uno spartiacque tra ciò che è stato e ciò che non potrà più essere».


Innovazione e lungimiranza

Nell'ambito dell'iniziativa romana “Una sola famiglia umana, cibo per tutti: è compito nostro” (v. notizia precedente), le organizzazioni promotrici – tra cui Caritas italiana, Azione Cattolica italiana, Acli, Focsiv, Comunità Papa Giovanni XXIII, i saveriani di Cem, Masci, Fondazione Culturale Responsabilità Etica e Pax Christi – hanno lanciato un “Appello per i migranti”, nel quale hanno chiesto al governo italiano di impegnarsi a costruire «una politica europea nuova ed originale sulle migrazioni con la costituzione di una agenzia europea per le migrazioni»; di «arrivare alla stabilizzazione della Libia, attraverso la formazione di un governo di unità nazionale»; di «intercettare i flussi prima che arrivino i profughi, attraverso la costituzione di corridoi umanitari», con uffici diplomatici nei Paesi di transito, abilitati a concedere visti e a riconoscere da subito lo status di rifugiato politico.


Un impegno a tutto tondo

In un comunicato congiunto del 20 aprile, anche il Consiglio ecumenico delle Chiese (Wcc), la Conferenza delle Chiese europee (Kek) e la Commissione delle Chiese per i Migranti in Europa (Ccme) hanno invocato l'apertura di corridoi umanitari per consentire ai rifugiati un passaggio in Europa autorizzato e sicuro, gestito dalle ambasciate e dalle compagnie aeree e non più dalle organizzazioni criminali e dagli scafisti.

«Nel Mediterraneo le guardie costiere italiane, maltesi e greche sono quotidianamente lasciate sole negli sforzi di salvataggio», ha poi denunciato nella nota il segretario generale del Wcc, il pastore Olav Fykse Tveit, invitando gli Stati europei «a contribuire in modo sostanziale e rapido a questi sforzi, affinché siano evitate in futuro altre perdite di persone che si avventurano in questo disperato attraversamento». Inoltre, ha aggiunto il pastore, «queste tragedie ci spronano ad accrescere i nostri sforzi nell'affrontare le cause alla base della povertà, dell'insicurezza sociale, e dei conflitti nei Paesi dai quali provengono i migranti».


I corridoi, in concreto

Merita particolare attenzione anche la proposta lanciata dalla Comunità di Sant'Egido e dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) per aprire corridoi umanitari nei Paesi di transito dei migranti, in accordo con le autorità locali e con le ambasciate italiane (Nev, 22/4). I due organismi esprimono anche la possibilità di farsi carico loro stessi, con i fondi della Comunità e dell'8 per mille della Chiesa valdese, delle spese di gestione della fase sperimentale, che potrebbe essere avviata in Marocco, Paese prescelto per la sua stabilità. 

La proposta di Sant'Egidio e Fcei prevede una fitta rete di uffici che «entrerebbero in contatto con i potenziali richiedenti asilo attraverso partenariati con associazioni già operative (come l’Acnur, la Chiesa evangelica del Marocco e la diocesi di Tangeri)». Una volta «ottenuto il visto, il soggetto richiedente potrà imbarcarsi su di un volo regolare», senza dover affrontare un improbabile viaggio della speranza per raggiungere le coste italiane. «Si tratta di sperimentare una “buona pratica” che negli auspici potrebbe essere estensibile anche ad altri Paesi europei».


Sgomento e dolore

È ferma anche la posizione della Federazione delle donne evangeliche in Italia (Fdei) in una nota del 21 aprile (Nev) nella quale ha espresso «indignazione per quanto accade in maniera costante e continua». La Fdei ha lanciato il suo «accorato appello ai governanti italiani ed europei affinché distolgano l'attenzione da contese politiche e interessi economici per concentrarsi sulle vite umane che si perdono in maniera così terribile per trovare finalmente delle risposte che affrontino con decisione il problema nelle sue dimensioni umane e politiche».

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