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#stoputeroinaffitto, parte la campagna shock di Pro Vita e Generazione Famiglia contro le adozioni unisex

#stoputeroinaffitto, parte la campagna shock di Pro Vita e Generazione Famiglia contro le adozioni unisex

È partita da qualche ora la campagna di Pro Vita e Generazione Famiglia contro le famiglie Arcobaleno, e già fa discutere. L’immagine dei manifesti, comparsi in primis a Torino e da poco itineranti su camion e cartelloni anche sulle strade di Roma e Milano, ritrae un bambino in lacrime, con un codice a barre sul petto, all’interno di un carrello della spesa. Il carrello è spinto da due uomini, ('genitore 1' e 'genitore 2'), immortalati in un’espressione di evidente rigidità (o «aggressività malvagia», come commenta il sito globalist.com).

Lo slogan “Due uomini non fanno una madre' #stoputeroinaffitto”, che compare al fianco dei due “acquirenti”, vuole essere una risposta, dicono da Pro Vita, «a tutti quei giudici e sindaci che, violando la legge e il supremo interesse del bambino, hanno disposto la trascrizione o l’iscrizione di atti di nascita di bambini come figli di “due madri” o “di due padri”». La campagna, infatti, è partita in una delle città capofila nella trascrizione delle nascite di figli all’interno di coppie gay, Torino. Il comune, secondo quanto riporta Torino Pride, dice di non aver autorizzato l’affissione.

Immediate le reazioni a suon di cinguettii dal mondo politico, con il primo cittadino del capoluogo sabaudo, Chiara Appendino, che non si arrende e tiene il punto: «Due persone che si amano fanno una #famiglia. Continuerò le trascrizioni e non smetterò di dare la possibilità a questo amore di realizzarsi».

E dopo il plauso di Giorgia Meloni, che ringrazia Pro Vita e Generazione famiglia, schierandosi a sostegno della battaglia «contro la barbarie dell’utero in affitto», sulla piazza di Roma, la senatrice Monica Cirinnà sfida la sindaca: «Lo sa Virginia Raggi che esiste il codice etico di RomaCapitale? Li faccia rimuovere subito e faccia una telefonata a Chiara Appendino per farsi spiegare cosa deve fare un sindaco contro le discriminazioni».

«È vietata l’esposizione pubblicitaria il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere, delle abilità fisiche e psichiche»: così recita il punto 2 dell’articolo 12 bis del regolamento del Prip del Comune di Roma (Piano Regolatore degli Impianti Pubblicitari), datato 2014, a cui la Cirinnà suggerisce alla Sindaca di far riferimento.

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