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Addio a Michele di Schiena, partigiano della giustizia, costruttore di dialogo

Addio a Michele di Schiena, partigiano della giustizia, costruttore di dialogo

Per Adista è davvero una grande perdita. Per l'amico; per il collaboratore che da trent'anni non ha mai fatto mancare al collettivo il suo punto di vista acuto e critico sulla Chiesa e sulla società italiana; per l'intellettuale, che ha saputo coniugare riflessione, ricerca e militanza.

È morto a Brindisi, all'età di 86 anni, dopo una rapida malattia, Michele di Schiena, magistrato, e giudice del lavoro. Come titolo di carriera era presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione. Di Schiena era nato a Lecce nel 1934. Commissario di Pubblica Sicurezza dal 1959 al 1967, aveva poi vinto il concorso di magistrato, esercitando le sue funzioni nel settore penale a Catanzaro e poi a Brindisi in quello Civile, come giudice del lavoro. Dal 1995 al 1997 è stato magistrato di Cassazione

Di formazione cattolica, nel post Concilio aveva assunto posizioni progressiste in ambito ecclesiale e di sinistra in quello politico. Iscritto all'Azione Cattolica, era stato consigliere nazionale dell’Azione Cattolica per quasi sei anni al tempo della presidenza Monticone verso la quale aveva assunto, fra tante incomprensioni, una posizione critica “da sinistra”. Una scelta che aveva all'epoca creato incomprensioni - anche con Adista, che conobbe e iniziò a frequentare proprio in quegli anni, con lo spirito di sincero confronto che lo ha sempre caratterizzato - perché il cattolicesimo conciliare e anche quello più legato alle realtà di base e alla variegata era della sinistra cristiana, sosteneva Monticone, come anche i settori più avanzati delle ACLI, della sinistra democristiana e della Lega Democratica, che apparivano disponibili a un confronto con le culture secolarizzate e il mondo laico assai più della linea intransigente (dietro cui si muoveva il disegno restauratore poi incarnato da Ruini e Wojtyla), che faceva riferimento a Comunione e liberazione.

A quell'area del cattolicesimo democratico Di Schiena rimproverava di non essere mai andata oltre l’orizzonte democristiano distinguendosi dal cattolicesimo integrista e largamente filoandreottiano solo per un sofisticato atteggiamento “liberal” e per la sostanziale vicinanza alla sinistra scudocrociata. «L’Azione Cattolica di Monticone (e peggio ancora quella del suo successore) - scrisse Di Schiena sul principio degli anni '90 - non ha mai avuto il coraggio di prendere le distanze dal potere democristiano esprimendo, al di là di qualche enunciazione di fedeltà al Concilio tanto generica quanto evanescente, un collateralismo di fatto che ha sempre permeato sia le cosiddette attività culturali e sia i comportamenti associativi in occasione delle consultazioni elettorali: si può anzi dire che la linea di Monticone è stata più libera ecclesialmente dalla gerarchia (quanto meno alla fine della gestione ed in direzioni talvolta discutibili) di quanto non lo sia stata politicamente dalla Democrazia Cristiana».

Dopo la fine dell'unità dei cattolici in politica Di Schiena è stato un instancabile animatore, nella sua città e in Puglia, ma anche a livello nazionale, di tutti i tentativi di far uscire la sinistra dall'angolo in cui gli anni '80-'90 l'avevano relegata. Ci ha provato all'interno delle alleanze e delle aggregazioni politiche che a livello locale e nazionale sorgevano in contrapposizione all'egemonia berlusconiana; ci ha provato all'interno dei movimenti (in particolare nei Social Forum, nel movimento  l'intervento in Afghanistane Iraq; in quello per l'acqua e i beni comuni; nel movimento referendario che bocciò le riforme della Costituzione volute da Berlusconi nel referendum 2006 e da Renzi in quello del 2016).

Nel 2017 si era speso affinché a sinistra si cercasse un accordo elettorale con i 5 Stelle. trovava nel "no" al referendum voluto da Renzi un possibile comun denominatore tra forze pure così diverse. le elezioni del 2018, e la successiva alleanza tra 5Stelle e Lega, vanificò temporaneamente questi auspici, che però trovarono una loro inaspettata realizzazione nel secondo governo Conte, che mutò le alleanze sostituendo alla Lega il Pd e i suoi alleati.

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