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Numero speciale di "Famiglia Cristiana" a 60 anni dall'apertura del Concilio Vaticano II

Famiglia Cristiana, da oggi in edicola, dedica ai 60 anni dall’apertura del Concilio Vaticano II uno speciale di 16 pagine e una serie di conversazioni con i lettori.

Tra le firme presenti, quella di mons. Luigi Bettazzi, 98 anni, vescovo emerito di Ivrea e ultimo padre conciliare italiano ancora in vita. Ma c’è anche quella di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, ex ministro per il governo Monti e studioso del mondo ecclesiale; e quella del card. Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero vaticano delle Cause dei Santi.

«A 60 anni dal Vaticano II – spiega don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana – quel Concilio ancora ci precede. Abbiamo capito poco, ancora troppo poco del Vangelo».

Mons. Bettazzi ricorda l’ultima notte del Vaticano II, quando si stava «limando il documento più importante, la “Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo”». «Verso le due del mattino, la Commissione teologica stava per licenziare il testo facendolo iniziare con le parole latine “Luctus et angor, le tristezze e le angosce”. Alcuni padri conciliari vollero un altro incipit. La Costituzione vide la luce titolata Gaudium et spes. Il senso complessivo non mutava.”Le gioie e le speranze (gaudium et spes, appunto), le tristezze e le angosce (luctus et angor) degli uomini d’oggi sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo”. Cambia, e molto, la prospettiva. Iniziare con “luctus et angor” avrebbe trasmesso al mondo l’idea di una Chiesa accigliata, timorosa di quanto avviene fuori dal tempio, fortezza accerchiata».

Con il Vaticano II, afferma Riccardi, «la Scrittura è diventata nutrimento per ogni cristiano. Le Messe, intese come espressione di comunità vive, sono da allora celebrate nelle diverse lingue, per diventare comprensibili a tutti. Lì è maturato un ottimismo non velleitario». In questo, conclude, «il Vaticano II è una profezia ancora attuale».

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