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Dall'abuso di potere all'abuso patrimoniale

Dall'abuso di potere all'abuso patrimoniale

Tratto da: Adista Documenti n° 16 del 29/04/2023

Qui l'introduzione a questo testo.

Martina Castagna

Abbiamo compiuto un lavoro di analisi delle testimonianze di fuoriusciti da varie comunità e movimenti ecclesiali ma anche da famiglie religiose e quello che ci preme sottolineare è che le situazioni di cui parleremo oggi hanno proprio come riferimento le storie personali che vengono da diverse realtà comunitarie. Questi ex aderenti sono laici sposati, laici consacrati e religiosi. Sappiamo che in molti movimenti e comunità è stato intrapreso un percorso di rinnovamento e di vigilanza nei confronti del fenomeno degli abusi, però siamo altrettanto consapevoli che in un passato molto vicino a noi e purtroppo ancora nel presente queste derive settarie che poi portano a varie situazioni abusanti sono presenti in tante comunità.

Spesso l'abuso viene associato alla persona fragile o vulnerabile: ma la fragilità è in ognuno di noi e parlare sempre di abusi su persone vulnerabili crea un alibi a chi abusa e un senso di colpa in chi viene abusato. Sovente la persona diventa fragile proprio nella comunità dove vari meccanismi di interazione personale portano uno a prevaricare l'altro.

Guido Licastro

Tutto si basa sul fatto che i fondatori di questi movimenti, di queste famiglie religiose, sono persone con una personalità molto complessa; e inoltre si tratta di persone che hanno il “bollino” del Vaticano che ne ha approvato le regole. Di conseguenza la persona che si avvicina a questo movimento o comunità in qualche modo è rassicurato perché entra in una situazione tranquilla, approvata dalla Chiesa. Qui inizia il problema: questi fondatori carismatici permeano la vita delle persone in modo assoluto e progressivo. Esiste il termine love bombing: queste persone vengono catturate perché hanno un punto debole, un punto nel quale possono essere agganciate; si sentono trattate come la persona migliore del mondo, che ha la possibilità di fare una vita diversa. E allora questo sistema progressivo porta a scegliere non tanto una fede quanto i fondatori, che vanno seguiti in tutto e per tutto e diventano una specie di guida mistica da cui non si può derogare.

In questa adesione alle comunità religiose esistono anche dei linguaggi per iniziati: man mano che si va avanti si viene messi a parte di cose importantissime, di rivelazioni mistiche dei fondatori. Tutto viene detto in modi molto nascosti, con sistemi che all'esterno non possono essere utilizzati perché “non sarebbero compresi”; in realtà è così che la persona lentamente viene catturata per poter essere sempre più fedele.

Abbiamo visto in cosa consiste il controllo: ad esempio nello sfruttamento, per cui la persona non può avere tempo per sé, deve sempre fare qualcosa per l'associazione, lavorare, fare meditazione, seguire il proselitismo. E poi c'è il distacco dal mondo: tutto ciò che non è il gruppo o l'associazione è visto come il diavolo. Esiste un dualismo, una sorta di gnosticismo per cui tu da una parte sei l'eletto e devi stare a quelle condizioni, dall'altra fuori non sei niente. La persona più va avanti in questa progressione all'interno del gruppo, più si sente obbligata a star dentro e ha paura di uscire. A questo punto accade spesso che venga ripetuto che se non si è degni del gruppo si è cattivi, del diavolo, si vive per il mondo che è negativo. È una sorta di manicheismo. O si è dentro o si è fuori, non ci sono mezze misure, e questo è terribile, perché se questo metodo viene applicato anche a dei bambini, vengono a mancare le tappe intermedie della formazione.

Altro punto importante riguarda la non contaminazione con l'esterno: viene controllata la corrispondenza personale, bisogna leggere i libri indicati dal fondatore o dalla fondatrice, bisogna vedere film che non abbiano rapporto diretto con la sessualità. E qui veniamo all'altro punto di fondamentale di controllo, quello della sessualità: anche le persone sposate vengono controllate su questo versante, nella fattispecie su tutte le norme che riguardano la fertilità, i metodi contraccettivi e il rifiuto totale dell'aborto anche nei casi più estremi.

Altro metodo di controllo è la colpevolizzazione: se non sei degno sei una persona non positiva, “del mondo”, che non fa parte del gruppo, e a questo punto scatta il metodo punitivo che può essere l'allontanamento o l'ostracismo. Anche il lavoro è controllato: soprattutto coloro che fanno i voti di povertà e obbedienza vengono incoraggiati a lasciare il lavoro precedente e lavorare secondo le indicazioni dei responsabili. La persona deve lavorare in un ruolo che magari non ha attinenza con il suo modo di vivere. Anche questa è una forma di alienazione. Rimangono in piedi le occupazioni che hanno un valore sociale, quelle che possono portare lustro al gruppo.

Altro punto importante è il proselitismo, diventato essenziale: se non fai proselitismo, non sei degno. Abbiamo avuto casi in cui con l'allontanamento si sono creati dei problemi di grave disorientamento psicologico, anche alcuni tentativi di suicidio, qualcuno purtroppo portato a termine. Grave secondo noi è anche la discriminazione contro la comunità lgbt con l'uso di metodi pseudoscientifici per curare i diversi orientamenti sessuali. Talora per casi di omosessualità vengono operati condizionamenti, interferenze nelle scelte personali affettive, addirittura con matrimoni combinati.

Martina Castagna

Vorremmo solo fare un piccolo accenno agli abusi patrimoniali. Se ne parla poco, ma abbiamo constatato situazioni molto difficili e critiche in questo ambito, sia quando si fa parte di una comunità, sia quando se ne esce. Da una parte ci sono gli abusi nella gestione finanziaria della comunità: l'importanza esagerata data al dio denaro porta progressivamente a premere per ricevere donazioni anche in modi che sfiorano l'illecito; si cercano contributi da enti e persone influenti, ma spesso poi la destinazione del denaro ricevuto non è conforme alle intenzioni dichiarate. C'è poca trasparenza nella gestione finanziaria, evasione fiscale; abbiamo avuto l'esperienza di una persona che ha fatto parte di una comunità alla quale è stato detto che il comportamento “illecito” costituiva una legittima difesa contro un sistema ingiusto.

Altro aspetto importante è che in molti centri comunitari i membri prestano il loro servizio lavorativo a titolo gratuito, senza previdenza sociale né copertura assicurativa per gli infortuni. Non c'è quasi mai un bilancio trasparente. Per quanto riguarda il singolo individuo, poi, spesso succede che quando entra in una comunità doni i beni a sua disposizione; chi fa voto di povertà oppure entra nelle comunità con un legame più stretto a volte viene vincolato a devolvere le possibili eredità. In abusi patrimoniali di questo tipo è evidente che viene coinvolta anche la famiglia di origine, perché la comunità chiede soldi e la famiglia, che condivida o meno la scelta della persona, non rimane indifferente a una richiesta che crede vada a suo beneficio. Spesso invece non si conosce bene la destinazione di questo denaro. Abbiamo avuto anche testimonianze di figli di coppie che hanno fatto scelte molto radicali di vita e che hanno le subìte: ad esempio, vengono negate le vacanze ai figli perché l'equivalente del budget della vacanza viene devoluto per attività legate alla comunità o al movimento.

Per concludere vorrei accennare alla difficoltà di chi esce dalla comunità dopo pochi o molti anni, che esce senza niente. Forse qualche famiglia religiosa destina una somma a chi lascia, ma la maggior parte non ha nel proprio statuto una normativa che regoli un aiuto finanziario, per cui le persone che escono si trovano in enorme difficoltà. Non hanno nemmeno un conto corrente autonomo, perché se lavorano all’esterno e ricevono una retribuzione, questa viene spesso versata in un fondo comune. È un'emergenza sociale.

*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza 

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