
Il pacifismo e il cammino sinodale universale
Tratto da: Adista Documenti n° 30 del 06/09/2025
Per il suo modo di attuazione, per le caratteristiche del suo camminare, il Sinodo universale non poteva certo intercettare un movimento pacifista italiano e internazionale che al momento dell’avvio, nel 2021, era frammentato, percorso da divisioni e contrapposizioni. Il fatto fondamentale degli anni che vanno fino alla conclusione del Sinodo nell’ottobre 2024 è invece che il mondo pacifista, anche e, verrebbe da dire, paradossalmente soprattutto laico, ha trovato un riferimento unificante nelle parole, nelle denunce, nelle prese di posizione, nei potenti gesti simbolici di papa Francesco. E il movimento ha apprezzato molto più di tanti di ambito ecclesiale le sue encicliche e il documento sulla Fratellanza universale. Quanto resta di questo impulso nel documento finale del Sinodo dei vescovi (2-27 ottobre 2024)? È la domanda centrale di chi vuole leggerlo nell’ottica pacifista.
«Venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!” Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore» (Gv 20,19-20): lascerebbe ben sperare la parola “pace” già nell’epigrafe. Invece il suo posto è relativamente ridotto, soprattutto se si pensa al contesto attuale – Ucraina e Palestina in primo luogo – che dovrebbe vederla al centro chiaramente come priorità. Invece le «tante, troppe guerre» che «hanno continuato a provocare morte e distruzione, desiderio di vendetta e smarrimento delle coscienze» sono ricordate solo genericamente nell’introduzione.
«Ci uniamo ai ripetuti appelli di papa Francesco per la pace – si legge ancora – condannando la logica della violenza, dell’odio, della vendetta e impegnandoci a promuovere quella del dialogo, della fratellanza e della riconciliazione. Una pace autentica e durevole è possibile e insieme possiamo costruirla». Parole importanti, ma manca poi nel testo un paragrafo interamente dedicato alla pace, un focus chiaro sul tema, che va invece ricercato tra le righe di altri ragionamenti, dove inevitabilmente si disperde annacquandosi un po’.
Sul piano religioso il testo ricorda che la sera di Pasqua Cristo consegna ai discepoli il dono messianico della sua pace e li rende partecipi della Sua missione. La sua pace è «pienezza dell’essere, armonia con Dio, con i fratelli e le sorelle, e con il creato» (§ 140). È qui «il cuore della sinodalità», ma la pace è anche parte fondamentale del «Regno di Cristo già misteriosamente presente». Ed è ancora una volta abbinata al bene comune e alla giustizia, un legame intrinseco quasi, una visione globale che esclude facili retoriche che occultano i problemi reali (§20). Gli spunti più rilevanti delle parole di papa Francesco sull’ecologia integrale nella Laudato si’ e nella Fratelli tutti non sono quindi perduti. Abbiamo peccato contro la pace, dice ancora il Documento, come abbiamo peccato, in un accostamento significativo ancora ribadito, contro «la creazione, i popoli indigeni, i migranti, i minori, le donne, i poveri, l’ascolto, la comunione». Per questo «la sinodalità esige pentimento e conversione» (§6). Ed è molto significativa l’apertura a una presa di coscienza collettiva: “Sulla barca insieme”, è infatti il titolo della Parte II.
Sul piano politico si riscontrano altri passaggi a cui si potrebbe collegare anche l’impegno laico pacifista. Innanzi tutto viene ribadito ancora una volta il superamento del concetto agostiniano di “guerra giusta” che tante volte ha fornito e fornisce alibi ai massacri: è uno dei mali del mondo «l’illusione che una pace giusta si possa ottenere con la forza delle armi» (§54). Ma soprattutto c’è una chiamata al coinvolgimento concreto: si auspica anzi che proprio il cammino sinodale possa portare a una maggiore diffusione del bisogno dell’impegno per la pace, non solo tra chi svolge una missione (§151) e che possa addirittura ispirare nuovi cammini per la pace: «Così la sinodalità della Chiesa diventa profezia sociale, ispira nuovi cammini anche per la politica e per l’economia, collabora con tutti coloro che credono nella fraternità e nella pace in uno scambio di doni con il mondo» (§153). Una Chiesa che quindi attraverso la condivisione del cammino anche al suo interno vuole incarnare la sua carica profetica nei problemi sociali: una valenza forte del concetto di sinodalità rispetto all’esterno, che non altrettanto si riscontra nell’applicazione alle dinamiche della Chiesa stessa.
Veramente innovativo è il documento nel riconoscimento del valore di altre espressioni culturali e religiose, con le quali bisogna confrontarsi per lavorare insieme, l’introduzione di una dimensione interreligiosa che riconosce non solo la pluralità, la varietà, ma anche la parzialità di tutte: se per i cristiani l’impegno è camminare verso l’«unità visibile», «l’integrazione organica delle legittime diversità», l’apertura nuova è a tutte le altre tradizioni religiose, con le quali bisogna stabilire relazioni armoniche, di pace, in un dialogo che sia vero incontro alla pari: «Ciascuno è portatore di un contributo peculiare e indispensabile per completare l’opera comune». La Chiesa sinodale è come un’orchestra: «La varietà degli strumenti è necessaria per dare vita alla bellezza e all’armonia della musica, al cui interno la voce di ciascuno mantiene i propri tratti distintivi a servizio della missione comune», in un’armonia che è quella dello Spirito (§40-42). E il riferimento al documento sulla Fratellanza umana (Abu Dhabi, 4/2/2019), anche se senza l’esplicito richiamo al rifiuto della giustificazione religiosa delle guerre, che è un suo tratto fondamentale, rafforza la volontà di «adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio» (§123).
Un papa dopo
Ma oltre il Sinodo? Quale prospettiva per il rapporto dei pacifisti con la Chiesa, oggi che Francesco non è più con noi? L’anno scorso, più che il percorso sinodale, Arena di pace a Verona il 18 maggio aveva segnato un incontro stretto. La presenza del papa era stata molto calda sia nei confronti del pubblico che degli importanti ospiti stranieri che avevano calato nel concreto dei conflitti in atto l’aspirazione collettiva alla pace: l’imprenditore israeliano Maoz Inon, al quale sono stati uccisi i genitori da Hamas e Aziz Abu Sarah, ai quali l’esercito israeliano ha ucciso il fratello, insieme per testimoniare la possibilità della riconciliazione, nell’abbraccio a tre con Francesco sul palco, e Olga Karach, pacifista bielorussa. Il complesso percorso di quella che ora è diventata “Arena in cammino” troverà la vicinanza di papa Leone? Nell’udienza del 30 maggio ai movimenti e alle associazioni che erano ad Arena, fissata da Francesco e confermata da Leone, il papa ha letto un breve ma intenso discorso del tutto condivisibile, accentuando il concetto che «la pace si costruisce dal basso» e che i gruppi presenti ne dovevano essere protagonisti. Ma poi è uscito senza dare la parola neanche ai tre ospiti così importanti. Uno stile molto diverso, sembrerebbe un rapporto che viaggia più dall’alto verso il basso e su un piano formale che una possibilità di una relazione significativa.
Ed è chiaro che i pacifisti che intanto, sotto l’incalzare della tragedia palestinese, hanno intensificato gli sforzi per un coordinamento interno efficace, se questo resta l’approccio non avranno più un riferimento sicuro, costante e forte, perché papa Leone si muove nei fatti solo in modo generico e generale. Una perdita certo, che sarà comunque anche una prova di maturità del movimento così creato, almeno a livello europeo.
Intanto Leone XIV però ha fissato come tema della Giornata della Pace, che celebrerà il I gennaio 2026, “La pace sia con tutti voi: verso una pace ‘disarmata e disarmante’”, parole nelle quali il movimento pacifista può certo riconoscersi. Significheranno prese di posizione aperte, come quelle di cui ci sarebbe bisogno oggi? Forse proprio i caminantes del Sinodo, a cominciare dalla base, e proprio durante lo sviluppo della fase attuativa del Sinodo (2025-2028), potrebbero cogliere l’opportunità di integrare le parole, i gesti, le denunce, l’impegno concreto per la pace, contro le armi e la guerra, affinché quelle dei documenti non restino solo belle parole, importanti, ma insufficienti.
Cristina Mattiello, già insegnante nei licei, è attualmente la presidente del CIPAX (Centro Interconfessionale per la pace). È giornalista e saggista, americanista, esperta di pace e migrazioni. Per il dorso “Segni nuovi” di Adista cura da anni la rubrica quindicinale “L’immigrazione Rifiutata”.
*Foto presa da Unsplash, immagine originale e licenza
Adista rende disponibile per tutti i suoi lettori l'articolo del sito che hai appena letto.
Adista è una piccola coop. di giornalisti che dal 1967 vive solo del sostegno di chi la legge e ne apprezza la libertà da ogni potere - ecclesiastico, politico o economico-finanziario - e l'autonomia informativa.
Un contributo, anche solo di un euro, può aiutare a mantenere viva questa originale e pressoché unica finestra di informazione, dialogo, democrazia, partecipazione.
Puoi pagare con paypal o carta di credito, in modo rapido e facilissimo. Basta cliccare qui!