P. Nogaro ha scritto con la sua vita la parità tra i generi
In maniera un po’ scherzosa e paradossale, ma anche fortemente simbolica, lo chiamavo, anche pubblicamente, “il mio vescovo di elezione”. In lui il vescovo e l’uomo erano una cosa sola. Mi viene da pensare al celebre libro di Ernst Kantorowicz, I due corpi del re. L’idea di regalità nella teologia politica medievale, e alla distinzione che introduce tra il corpo pubblico e quello personale, tra la figura istituzionale e quella privata del re. Un modello che poi è stato applicato anche ai pontefici. In Raffaele Nogaro c’era, invece, un corpo solo. In lui era la grazia di aver eliminato ogni discrepanza e contraddizione. E questo perché all’et-et a cui cedono molti che si trovano ad avere un ruolo, uno status, anche un’ordinazione, lui aveva preferito l’aut-aut. Si era liberato della soggezione che comporta il tenere insieme gli opposti, del compromesso, e aveva scelto una sola fedeltà: quella al Vangelo.
Per questo è stato, al di là delle celebrazioni e degli osanna corali e ufficiali all’indomani della sua morte, pietra di inciampo e di scandalo per molti, diciamo anche per tutti noi. Del resto, la sua scelta finale di essere seppellito con la sola talare e il crocifisso, nella nuda terra di un cimitero qualsiasi, è molto più che ascetica umiltà e costituisce un forte segno di contraddizione. Lui declinava il Vangelo in tutte le forme che la vita gli metteva davanti e tanto si è già detto di lui, anche in questi giorni in cui ci ha lasciati. Molti hanno condiviso ricordi e anche questo breve scritto è un frammento memoriale che testimonia qualcosa di Raffaele Nogaro. Io voglio ricordare la sua liberazione dal maschile ingombrante che, anche quando non è maschilismo, tuttavia ne è un derivato, ne rivela il pesante condizionamento.
Si chiacchierava, parecchi anni fa, e io esprimevo il mio rifiuto per la corsa a cariche e prebende, ma anche l’idiosincrasia per incarichi e carriera e, «Ti sbagli» - mi disse, e qui cito a memoria - «questo non può valere per te; ricordati che sei una donna e una donna non può farsi da parte: lo deve a sé stessa e a tutte le altre. Ogni conquista di una donna può essere una via spianata per tutte». Mi tornano in mente queste parole nelle occasioni in cui devo vincere la mia ritrosia. Aveva percorso un suo personale cammino di liberazione dall’educazione clericale che gli aveva imposto rigidità nei rapporti con le donne raggiungendo la semplicità e la spontaneità che si attribuisce ai bambini.
Nel suo ultimo libro, un lascito lo considero, ha scritto: «Occorre una teologia della giustizia che riconosca le donne quali soggetti sociali, morali e religiosi responsabili, interlocutrici dirette di Dio, senza la mediazione degli uomini» (R. Nogaro, L'amore supera la verità. “Le donne e gli uomini appartenenti alla via” [Atti 9,2], p. 68). La teologia della giustizia non riguarda solo i poveri, coloro che subiscono soprusi e violenze, ma anche le impoverite, quelle che hanno per secoli subito soprusi e violenze maschili anche dentro la chiesa. Invocano il superamento di ogni mediazione legata al genere e contrastano, certo, queste parole con quelle della Sintesi della Commissione di Studio sul Diaconato Femminile pubblicata lo scorso 4 dicembre che ha riesumato la vecchia idea della maschilità di Cristo che non sarebbe «accidentale, ma è parte integrante dell’identità sacramentale, preservando l'ordine divino della salvezza in Cristo». «“Non si rattrista forse lo Spirito Santo” (cf Ef 4,30) quando nella Chiesa si impedisce alla sua libertà di chiamare le donne a un ministero istituzionalizzato?», si chiede Nogaro nel citato libro (pp.69-70). Ha avuto ragione ad affermare che «La storia della Chiesa al femminile resta ancora da scrivere» (p. 68), ma io gli voglio dire grazie perché lui non ha fatto parte di coloro che hanno ostacolato e continuano a ostacolare l’avvento di questa storia al femminile, anzi, questa storia di solidale parità tra i generi ha cominciato, per la sua parte, a scriverla con la sua vita.
Anna Carfora insegna Storia della Chiesa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale (sez. San Luigi)
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