Per il governo italiano solo l'accordo con le milizie libiche è intocvcabile
ROMA-ADISTA. Ieri si è svolto a Roma l’incontro tra il capo milizia libico Imad Trabelsi, che ricopre attualmente il ruolo di Ministro degli Interni nel governo di Tripoli, e il Ministro Matteo Piantedosi. Immancabile anche la presenza del capo dei servizi segreti esterni (AISE) generale Caravelli.
Il tema: nuovi flussi di denaro da far giungere alle milizie in cambio di catture e deportazioni di uomini, donne e bambini migranti che tentano di raggiungere le nostre coste dal mare. Nonostante le Nazioni Unite continuino a denunciare la complicità italiana nella violazione sistematica dei diritti umani in Libia e in mare, caratterizzata da traffico di esseri umani impunito e una persistente instabilità politica e di sicurezza, nonostante la Corte Penale Internazionale stia indagando ufficialmente anche sulle complicità di funzionari italiani nella commissione di crimini contro l’umanità, il governo italiano continua imperterrito nel proseguire senza nemmeno l’ombra di un ravvedimento, il patto criminale con le milizie, che secondo le Nazioni Unite “hanno occupato le stesse istituzioni libiche riconosciute ufficialmente“.
I rapporti documentano in maniera circostanziata: violazioni dei diritti umani (Rapporto UNSMIL/OHCHR 2024-2025); abusi contro migranti, rifugiati e richiedenti asilo che sono diventati parte di un "modello economico strutturato" basato sullo sfruttamento. I migranti subiscono torture, stupri, lavoro forzato e detenzioni arbitrarie sistematiche;
il ruolo delle milizie e della Guardia Costiera: i gruppi armati in Libia occidentale e orientale gestiscono la detenzione e il traffico. La guardia costiera libica, supportata dall'UE, continua a intercettare persone in mare e a riportarle forzatamente nei centri di detenzione, dove subiscono torture; l’mpunità e traffico di esseri umani: il traffico di esseri umani prosegue in modo impunito. I rapporti evidenziano come le reti criminali siano intrecciati con attori statali e non statali.
Oltre alle atrocità commesse contro i migranti e i profughi compiute anche grazie alla complicità italiana, l’Onu ha sollevato dubbi sulla possibile violazione compiuta dal governo Meloni in materia di embargo sulle armi (Aprile 2026): un panel di esperti delle Nazioni Unite ha documentato violazioni dell'embargo sulle armi attraverso la copertura dei programmi di addestramento militare delle milizie, che si tengono in Libia e anche in Italia presso i centri di formazione militare di Gaeta.
«Il “Memorandum Italia-Libia” dunque, nonostante il caso Almasri, pericoloso ricercato fatto evadere dalla cattura dal governo italiano e che è costato il deferimento dell’Italia per violazione del Trattato di Roma, risulta “intoccabile” - commentano da Mediterranea Saving Humans -. Il soggetto ricevuto a Roma, Imad Trabelsi, è stato segnalato come uno dei più potenti capi milizia libici dedito al controllo del traffico di esseri umani, petrolio e armi, già dalla segreteria di Stato americana durante la prima amministrazione Trump. Questo criminale sodalizio tra Italia e Libia, ha avuto negli anni come conseguenza migliaia di morti in mare, o sepolti nelle fosse comuni libiche, deportazioni illegali, torture, stupri. Ma un altro effetto del far giungere milioni di euro alle cosche della mafia libica, è il blocco di ogni possibile processo democratico in quel paese, le cui istituzioni sono di fatto occupate dai boss più pericolosi.
Auspichiamo che la Corte Penale Internazionale possa un giorno portare a giudizio il ministro Piantedosi e il Generale Caravelli, per complicità in crimini contro l’umanità, ma nel frattempo continuiamo a chiedere: esiste in Italia un pubblico ministero coraggioso e giusto, che finalmente metta sotto inchiesta qui da noi, adesso, chi continua a commettere reati gravissimi contro esseri umani? Il patto intoccabile con la Libia, che prevede l’immunità per chi commette reati come dimostrano i casi Nordio, Piantedosi, Mantovano, e adesso anche la “zarina” Bortolozzi, diventerebbe in questo caso meno intoccabile».
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