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Famiglia di Maria: quando Gebhard Sigl concelebrava la messa senza essere prete

Famiglia di Maria: quando Gebhard Sigl concelebrava la messa senza essere prete

Nell'ambito della nostra inchiesta sull'associazione pubblica di fedeli Pro Deo et Fratribus-Famiglia di Maria, commissariata dal giugno 2022 per presunte derive teologiche e abusi psicologici, pubblichiamo oggi alcune fotografie. Risalgono agli anni tra il 1978 e il 1982 e ritraggono Gebhard “Paul” Sigl, fondatore e presidente dell'associazione stessa (attualmente destituito dalle sue funzioni), mentre concelebra l'Eucaristia accanto al suo mentore, il più anziano p. Joseph Seidnitzer, fondatore dell'Opera dello Spirito Santo, sciolta dal Vaticano nel 1990. Seidnitzer, morto nel 1993, era stato condannato tre volte per abusi sessuali su adolescenti negli anni ‘60 (per i quali scontò complessivamente tre anni di carcere) e fu sospeso dalle sue funzioni sacerdotali  per disobbedienza dal vescovo di Graz-Seckau, mons. Johann Weber, il 19 novembre 1979. Non avrebbe potuto celebrare, dunque, quasi nessuna delle messe rappresentate in queste fotografie. Ma questa è un'altra storia.

Torniamo a Sigl.

All'epoca in cui le fotografie sono state scattate - nel 1978 all’interno della cappella della comunità dell'Opera dello Spirito Santo a Castelgandolfo (RM), nel 1980 presso la nuova sede di quest'ultima a Innsbruck, lo “Studienheim International Villa Salvatoris” del 1980, e presso il santuario mariano di Altötting, in Baviera (1979-80) - Sigl non era prete. Sarebbe infatti stato ordinato, peraltro in modo illecito, di nascosto e senza averne i titoli, solo l'8 dicembre 1992 a Fatima, dal controverso vescovo cecoslovacco mons. Pavel Hnilica, insieme ad altri quattro membri della comunità; non avrebbe potuto dunque concelebrare una messa né indossare la stola che porta.

 

(Sigl e Seidnitzer nella cappella della Villa Salvatoris di Castelgandolfo, 14/5/1978)

Da p. Seidnitzer  veniva conferita, infatti, un'ordinazione sacerdotale "mistico-sacramentale" ai membri della comunità; per l'"autorizzazione" ad amministrare questa ordinazione - ci spiega un ex membro - Seidnitzer invocava un " mandato divino ". E la "mediazione ecclesiastica" necessaria per tale ordinazione? «P. Joseph ci raccontava di essersi fatto imporre le mani dal vescovo della diocesi dove era stato in missione l'ultima volta, mons. Paul-Joseph Schmitt di Metz, in Francia, al momento della partenza e di essere stato "benedetto in silenzio per molto tempo"; «senza che ne fossi consapevole, Dio mi ha dato la grazia sacramentale di vescovo attraverso di lui».

Una posizione, va da sé, teologicamente ed ecclesiologicamente non sostenibile.

 

("ordinazione mistica", Innsbruck 8/12/1980)

 

Celebrare o concelebrare una messa senza averne titolo è, per la Chiesa, un delitto passibile di pena automatica, come si legge nel Codice di Diritto canonico al can.1378, §2: «Incorre nella pena latae sententiae dell'interdetto, o, se chierico, della sospensione:

1) chi non elevato all'ordine sacerdotale attenta l'azione liturgica del Sacrificio eucaristico. (…)».

A seconda della gravità del delitto, aggiunge il Codice di Diritto canonico, «possono essere aggiunte altre pene, non esclusa la scomunica».

Tale violazione – l'attentata azione liturgica o la simulazione di un'azione liturgica del Sacrificio eucaristico - è giudicata dalla Chiesa tra i delicta graviora, uno dei delitti più gravi, e in quanto tale è riservato al giudizio del Dicastero per la Dottrina della Fede, come si legge nelle “Norme sostanziali”:

«§ 1. I delitti più gravi contro la santità dell’augustissimo Sacrificio e sacramento dell’Eucaristia riservati al giudizio della Congregazione per la Dottrina della Fede sono:

(…) 2° l’attentata azione liturgica del Sacrificio eucaristico di cui al can. 1378 § 2 n. 1 del Codice di Diritto Canonico;

3° la simulazione dell’azione liturgica del Sacrificio eucaristico di cui al can. 1379 del Codice di Diritto Canonico e al can. 1443 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali».

(Sigl e Seidnitzer al santuario mariano di altötting in Baviera, 1979-80)

 

Dal punto di vista canonico, essendo trascorsi più di vent'anni dai fatti, il delitto sarebbe prescritto. Affermano infatti le stesse Norme sostanziali della CDF:

«art. 7 § 1. Fatto salvo il diritto della Congregazione per la Dottrina della Fede di derogare alla prescrizione per i singoli casi, l’azione criminale relativa ai delitti riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede si estingue per prescrizione in vent’anni».

 

A prescindere dalla prescrizione, tuttavia, il motivo per il quale abbiamo deciso di pubblicare queste foto è che esse costituirebbero una prova della veridicità di quanto affermato da un ex membro in una lunga e accorata lettera del 1995 a mons. Hnilica, che denunciava le gravi distorsioni presenti in seno alla comunità e che abbiamo pubblicato:

«Abbiamo ricevuto da padre Joseph/Gebhard, per “ordine divino”, le ordinazioni mistico-sacramentali di diacono, sacerdote, vescovo, che solo il papa o i vescovi legittimi hanno il diritto di conferire. Abbiamo fatto un uso parziale di queste ordinazioni - regolarmente all'interno della comunità, occasionalmente all'esterno - soprattutto indossando i paramenti liturgici sacerdotali e con la “concelebrazione”. Eravamo convinti che queste consacrazioni erano volute da Dio, e quindi valide ai suoi occhi, e che sarebbero state riconosciute dalla Chiesa dopo l'“intervento divino”»: quell’”intervento” con cui, continua l’ex membro, «Dio stesso ci avrebbe confermato e così riabilitati davanti alla Chiesa e al mondo con un "intervento” apocalittico mondiale imminente. Le date concrete di questo intervento ci sono state comunicate in diverse occasioni e non si sono mai realizzate». Fu proprio nell’attesa di questo intervento divino che «siamo stati guidati da p. Joseph/Gebhard alla disobbedienza ecclesiastica».

 

Ereditando quelle storture, Sigl avrebbe continuato l'opera di Seidnitzer nella Famiglia di Maria sulla stessa linea, che già nel 1995 la lettera dell'ex membro contestava, citando proprio, tra le tante derive, la «paura di misurare l'autorità carismatica dei padri spirituali con la luce e l'autorità della Chiesa»; la "mentalità elitaria" derivante dal credere di essere il piccolo gregge destinato al rinnovamento della Chiesa; l'«erronea convinzione che le ordinazioni sacerdotali possano essere conferite anche senza il permesso o il mandato dell'autorità ecclesiastica competente»; un «rapporto distorto con l'autorità ecclesiastica e l'obbedienza ecclesiastica»; l'«attitudine a non rendere conto a nessuno del nostro "cammino"». Derive settarie non dissimili da quelle di diverse comunità carismatiche, all’origine di presunte manipolazioni e violenze psicologiche, testimoniate da diversi ex membri che abbiamo ascoltato.

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