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Il 2025 terzo anno più caldo di sempre: allarme e appello

Il 2025 terzo anno più caldo di sempre: allarme e appello

Mentre l’attenzione globale sembra ormai totalmente catalizzata su questioni di politica internazionale, con i pluriennali conflitti e gli expoloit trumpiani a farla da padrone sulle prime pagine dei quotidiani, in silenzio la crisi ambientale avanza impietosa, tra l’altro non trovando più grandi argini a frenarla, nemmeno quello europeo, che sotto la spinta di lobby e destre ha persino avviato una radicale inversione di marcia sul Green Deal.

Secondo i dati sul 2025 del programma europeo di monitoraggio della Terra “Copernicus”, l’anno appena finito è stato il terzo più caldo mai registrato, con un aumento medio della temperatura globale di 1.5°C rispetto all’era preindustriale. Scrive il WWF Italia, in una nota di ieri, 14 gennaio, che «gli ultimi undici anni consecutivi sono stati gli undici anni più caldi mai osservati», attestando che ormai «il riscaldamento globale è un fatto» incontrovertibile e che la crisi climatica è «una realtà che sta peggiorando con l’aumento della concentrazione dei gas serra in atmosfera», legata in particolare all’uso di combustibili fossili, come petrolio e gas, e alla deforestazione.

Altri dati, provenienti dal mondo scientifico, dovrebbero farci venire i brividi: per esempio, ricorda il WWF, 50 scienziati di 31 istituti di ricerca sparsi nel mondo hanno recentemente «denunciato che i mari e gli oceani del mondo hanno assorbito una quantità record di calore nel 2025, aggravando ulteriormente le condizioni che favoriscono l'innalzamento del livello del mare, le tempeste violente e la morte dei coralli». Ancora, sempre per citare un esempio, sono allarmanti «i dati sugli incendi delle foreste nel 2024 del World Resources Institute americano, raddoppiati rispetto a venti anni fa».

Il contrasto alla crisi climatica non è un vezzo per romantici ambientalisti ma dovrebbe rappresentare una priorità nelle agende politiche di ogni governo, perché impatta profondamente sulle condizioni economiche (e quindi sociali) dei Paesi. Spiega il WWF che «la compagnia di riassicurazione Munich Re ha quantificato i danni derivanti dagli eventi estremi, arrivati nel 2025 a circa 224 miliardi di dollari americani. Le catastrofi meteorologiche hanno rappresentato il 92% di tutte le perdite economiche del 2025 e il 97% delle perdite assicurate. Circa 17.200 persone hanno perso la vita in disastri naturali in tutto il mondo».

Ciononostante, mentre arrivano segnali incoraggianti sul calo dell’uso di carbone in Cina e India, l’amministrazione guidata da Donald Trump ha annunciato l’uscita degli USA dalla Convenzione Quadro sul Cambiamento Climatico (UNFCCC) e dal Gruppo intergovernativo di scienziati ONU sul cambiamento climatico (IPCC), «sottraendosi alla collaborazione internazionale per affrontare un problema che sta già provocando gravissime conseguenze in ogni angolo del globo».

«La crisi climatica provocata dalle attività umane, in particolare dall’uso dei combustibili fossili e dalla deforestazione, è giunta a livelli preoccupanti», ha dichiarato Mariagrazia Midulla (responsabile Clima ed Energia del WWF Italia). «1,5°C è un limite che la comunità scientifica suggerisce per evitare danni irreversibili agli ecosistemi e all’umanità. Benché la transizione energetica sia in corso e appaia inarrestabile per motivi economici e industriali, non dimentichiamoci che migliaia di vite umane e di ecosistemi che sostengono la vita di tutte le creature, persone incluse, nonché quasi tutte le attività economiche sono a rischio per la crisi climatica. Bisogna agire non con i tentennamenti del passato e, addirittura, gli arretramenti di grandi inquinatori nel presente: la fisica non si negozia, bisogna abbattere le emissioni al più presto».

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