Altro che transizione! Il petrolio continuerà per decenni a definire economie e geopolitica
Il caso del Venezuela, con l’intervento armato voluto da Donald Trump per rimuovere manu militari il presidente Maduro, ha rilanciato nell’opinione pubblica il dibattito sul petrolio, fonte di energia che, in piena transizione, sembrava si dovesse lentamente abbandonare ma che, invece, sembra ancora un interesse strategico fondamentale nella definizione gli attuali equilibri economici e politici globali.
Un articolo di Andrea De Tommasi per Futura Network – portale d’informazione sugli scenari futuri, nato nel 2020 da un’iniziativa dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) – sostiene, come si legge nel titolo, che “L’era del petrolio non è finita: l’oro nero continuerà a plasmare la geopolitica”.
Nonostante la spinta globale verso la transizione energetica, insomma, l'era del petrolio è tutt'altro che superata. Vero che le fonti rinnovabili stanno registrando in tutto il pianeta una crescita senza precedenti, ma i dati delle agenzie energetiche OPEC e IEA segnalano un nodo chiave della questione: il petrolio resterà fino al 2050 un pilastro cruciale dell'economia globale.
Lo dimostra la domanda di greggio, che non accenna a rallentare: stabile nelle economie avanzate, è sostenuta principalmente dai processi di urbanizzazione e industrializzazione nel Sud globale. Secondo i dati analizzati dall’autore, la permanente dipendenza di molte economie dal greggio continuerà a plasmare i rapporti di forza tra potenze, con nuove rotte, nuovi protagonisti, nuovi mercati e nuovi equilibri sulla scena globale.
Insomma, dalla lettura di questo articolo si evince un grave paradosso: mentre sembrano chiari gli obiettivi climatici a livello internazionale e i necessari processi di transizione, la realtà degli investimenti delinea un quadro diverso e inquietante, dando luogo a un equilibrio estremamente precario tra sostenibilità e realismo geopolitico.
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