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Renzi e il pifferaio magico

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 37 del 25/10/2014

Un antico adagio ci avverte che il tempo è galantuomo. Il tempo fa emergere le verità nascoste, smaschera i truffatori e riconosce le virtù, anche se normalmente questo avviene quando ormai è troppo tardi.

Nell’epoca del renzismo, che ha impresso una fortissima accelerazione al tempo della politica, la velocità con cui il capo politico sta procedendo alla realizzazione dei suoi scopi, attraverso una sequela di strappi, forzature, ostentazioni di arroganza, maleducazione, guasconeria e improvvisazione, sta producendo i suoi frutti, incrinando altrettanto velocemente l’immagine mitica che il premier aveva costruito di se stesso, ingannando milioni di italiani con la promessa di una vera palingenesi. Nella società della comunicazione attraverso l’immagine ed i tweet, in cui l’essere è sostituito dall’apparire, Renzi si è rivelato un vero campione impadronendosi di un partito politico, grazie al soccorso azzurro, e costruendo una grande illusione capace di sedurre una vasta fetta dell’opinione pubblica, consegnando una speranza (immaginaria) anche ai ceti più disagiati.Il capolavoro del renzismo è stato quello di dare una forma attraente, attraverso la grinta, le battute ad effetto, l’immagine seducente, alla maschera del nulla.  Una maschera del nulla impastata di annunci a ripetizione ed effetti speciali per renderla più accattivante, dietro la quale si nascondono i “poteri selvaggi”.

Quei poteri che si sono espressi per bocca di una banca d’affari statunitense che esige la trasformazione degli ordinamenti costituzionali della periferia meridionale d'Europa perché sono stati instaurati in seguito alla sconfitta del fascismo e riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra. Questi ordinamenti, dal punto di vista dei poteri finanziari, presentano delle caratteristiche negative che consistono in  «esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; - addirittura - tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo» (Dal documento: “Il recupero dell’area euro: percorsa metà della strada” della banca d’affari J. P. Morgan, v. Il fatto quotidiano, 19/6/2013).

Renzi, come il pifferaio magico della favola dei fratelli Grimm, sta conducendo il popolo italiano verso il fiume di una democrazia autoritaria, in cui non ci sarà più l’inconveniente di un esecutivo debole nei confronti del Parlamento, e ciò avviene tanto attraverso la riforma costituzionale  quanto attraverso la prassi con la quale ha già messo in opera la sua concezione del Parlamento come consiglio del Principe, chiamato a mettere il timbro sulle scelte indiscutibili ed inemendabili del governo, compresa una delega in bianco al governo con licenza di demolire le tutele dei diritti dei lavoratori conquistate con le lotte del Novecento. 

Rientra in questo progetto la tendenziale liquidazione dei corpi intermedi, a cominciare dal suo stesso partito, svuotato di militanti e trasformato in un’agenzia di supporto di Palazzo Chigi, per passare ai sindacati, bastonati, umiliati e disintermediati rispetto alla loro stessa base con un diluvio di progetti messi in discussione attraverso un rapporto diretto fra il leader ed il popolo, come avviene per la riforma della pubblica amministrazione e della scuola.

Del resto le vicende dell’imposizione della fiducia sul jobs act dimostrano che l’obiettivo immediato che si voleva conseguire era quello di presentarsi all’Europa degli affari con lo scalpo dei lavoratori in mano. Come ha osservato recentemente Marco Revelli (il manifesto, 8/10), abbattere le residue garanzie sul presupposto che occorre liberare gli imprenditori dall’«arbitrio di un giudice» significa riscrivere l’articolo 1 della Costituzione affermando che “L’Italia è un’oligarchia plebiscitaria fondata sull’impresa” e, al comma 2, che “la sovranità appartiene ai mercati, i quali l’esercitano in modi e forme discrezionali, senza limiti di legge”.

E tuttavia, man mano che il renzismo porta avanti i suoi obiettivi, la maschera del nulla comincia ad incrinarsi con una ragnatela di crepe e la grande illusione, che aveva animato con la speranza del cambiamento un vasto settore del pubblico, comincia a tramontare.

Hanno cominciato i vescovi, diffidando Renzi dal proseguire con gli slogan, poi si sono messi contro gli studenti che hanno organizzato, il 10 ottobre, una manifestazione nazionale cui hanno partecipato in 100mila con 90 cortei in ogni città, poi la mobilitazione si è estesa al mondo del lavoro con la manifestazione promossa da Cgil e Fiom per il 25 ottobre, propedeutica ad uno sciopero generale.

Il cambiamento “violento” promosso da Renzi inizia ad incontrare ostacoli nel pluralismo dei corpi sociali e dietro la maschera sta cominciando ad emergere il vero volto del “caro leader”: quello dei “poteri selvaggi”. Riusciremo a salvare i frutti della democrazia, prima che il pifferaio magico li porti al fiume?

* Giudice presso la Corte di Cassazione

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