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Incontro per la pace/Patriarca Bartolomeo: «Ecologia, salvezza dell’umanità e di tutto il creato»

Incontro per la pace/Patriarca Bartolomeo: «Ecologia, salvezza dell’umanità e di tutto il creato»

ROMA-ADISTA. «Ci è data la possibilità nuovamente di incontrarci in questo periodo difficile per l’umanità intera, ma allo stesso tempo propizio per interrogarci, meditare, pregare ed agire per costruire una società migliore, capace di accettare le grandi sfide del momento, che non riguardano solo alcuni popoli o nazioni, ma l’intera vita su questa meravigliosa nostra casa, il mondo, dono della misericordia di Dio». Ha cominciato così il patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo il proprio discorso durante l’incontro di preghiera per la pace «Nessuno si salva da solo. Pace e fraternità» promosso dalla Comunità di sant’Egidio ieri pomeriggio al Campidoglio.

«Per costruire la fraternità che porta alla pace e alla giustizia, al rispetto e alla comprensione, per sentirci familiari come in un focolare domestico, dobbiamo cominciare col curare la nostra casa comune, dentro la quale ci troviamo tutti, figli di questa umanità e di ogni cosa creata da Dio – detto Bartolomeo – . È finito il tempo della moda ecologica, della sua idealizzazione o peggio della sua ideologizzazione. Inizia il tempo dell’agire.

Certamente numerose nazioni, movimenti, correnti di pensiero, scienziati o semplici cittadini del mondo hanno da molto tempo lavorato e lavorano per curare il nostro pianeta malato; il nostro Patriarcato Ecumenico ha individuato da oltre trent’anni le radici spirituali della crisi ecologica, sono stati fatti convegni, incontri, seminari, Carte Ecologiche, ma tutto questo è stato soppiantato velocemente dalla crisi sanitaria ed economica mondiale, causata della pandemia in corso, che a sua volta ci ha posto nuovi interrogativi.

L’agire per la casa comune pertanto, deve intraprendere un nuovo percorso, deve svilupparsi sotto una luce diversa. Dobbiamo sovvertire un ordine socioculturale secolare e avvertirne il frammento divino che vi è in esso.

Nel VI secolo a.C. il filosofo greco Anassimène di Mileto ha introdotto la teoria dei quattro elementi, teoria che ha attraversato tutta la nostra storia giungendo fino a noi. Fin dalle origini filosofi, matematici e alchimisti hanno indagato e studiato i quattro elementi naturali e fondamentali che compongono il pianeta: l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. Tutti importanti allo stesso modo, si alternano costantemente permettendo l’armonico sviluppo della vita e il regolare divenire del mondo. È giunta l’ora che si comprenda che il loro rapporto con la vita è tale, solo se contiene in sé il paradigma della casa comune. Senza la salvaguardia dell’ambiente naturale, senza la casa comune, i quattro elementi appartengono allo spazio cosmico, ma non alla vita creata da Dio. Ne

consegue la necessità di porre sullo stesso piano la casa comune con i quattro elementi, in quanto solo con essa è possibile la salvezza del genere umano e di tutta la creazione.

Allo stesso tempo, le grandi Religioni del mondo ed i loro Testi Sacri, ci offrono un quadro molto simile sull’azione creatrice di Dio, al centro del quale vi è l’uomo. L’uomo è parte della creazione con tutto ciò che essa contiene. Nella tradizione Cristiana, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio e molte volte questo è stato interpretato da una certa teologia, come una sorta di supremazia dell’uomo sul resto del creato. Non una condivisione di quella “anima vivente” presente nella intera azione creatrice di Dio, ma un dominio assoluto dell’essere umano sull’intero universo. Dobbiamo sovvertire anche quest’ordine antropologico e comprendere che la Casa comune è come la casa degli specchi. Uno specchio in cui vediamo riflessa la nostra immagine, come quella di ogni nostro fratello e con noi ogni elemento del creato. Creati a immagine e somiglianza di Dio, vediamo in noi la immagine del nostro fratello e in ogni essere umano il frammento divino. Guardando ciò che sta attorno a noi, vediamo l’opera divina che vi è contenuta.

Il ribaltamento socioculturale e antropologico che ne consegue pertanto, ci porta a vedere l’ecologia come segno della presenza del divino nella creazione. Allora non dovremo parlare della ecologia come di uno dei grandi fenomeni o temi del momento, ma come essa fosse la stessa aria che respiriamo. L’umanità può riprendere il suo ruolo di custode ed economa del creato: non c’è più posto per fondamentalismi, ingiustizie sociali ed economiche, edonismo, egoismo, smania di dominio e tutto il creato parteciperà nuovamente al bene mondiale. Nella Casa comune, - εν τ? ο?κ?, - fraternità e pace non sono elementi di integrismo religioso o culturale, ma vera libertà che ci fa comprendere in questa ora buia della terra che “Nessuno si salva da solo”».

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