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L'analisi della crisi siriana di Famiglia Cristiana

L'analisi della crisi siriana di Famiglia Cristiana

Su Famiglia Cristiana Fulvio Scaglione tenta di fare il punto sulla crisi siriana e sulla decisione degli Stati Uniti (con Francia e Gran Bretagna) di bombardare la Siria con raid che - spiega Scaglione - non "sono umanitari ma politici". "Donald Trump, incalzato dalle accuse di debolezza, se non di complicità, nei confronti della Russia, è stato espropriato della Casa Bianca ed è ormai totalmente dominato dai militari e dai politici che sono espressione del complesso militar-industriale degli Usa, che con la sola produzione bellica vale il 10% del Prodotto interno lordo del Paese. Per conseguenza, gli Usa sono ormai tornati alla politica neo-con gestita da un fronte trasversale di democratici e repubblicani, che con le sue imprese di stampo coloniale (Afghanistan 2001, Iraq 2003, Ucraina 2014) ha segnato un'epoca, solo di poco mitigata durante l'amministrazione Obama, comunque corresponsabile della costruzione del sistema missilistico in Romania e Polonia (2008) e della distruzione della Libia (2011).

Gli attacchi contro le basi di Bashar al-Assad, forse colpevole e forse no di aver usato armi chimiche contro l'ultimo caposaldo dei terroristi di Jaysh al-Islam (l'Armata dell'Islam) nella città di Douma, non sono un bombardamento umanitario, come Trump, Teresa May e Emmanuel Macron vorrebbero far credere, ma un bombardamento politico. E l'obiettivo non è la Siria, ma la Russia. Come appunto voleva la Clinton, il candidato scelto e sostenuto, nella corsa alla Presidenza del 2016, dalle lobby degli armamenti e della difesa e dallo schieramento neo-con".

Secondo Scaglione la Russia di Putin è un avversario temibilissimo per gli Usa. "Nel 1998 la Russia dichiarò il default, ovvero l'impossibilità di restituire i prestiti ottenuti dagli altri Paesi. Putin, nel 1999 diventato primo ministro, l'anno scorso ha potuto dichiarare la Russia libera da qualunque debito estero, compresi quelli contratti all'epoca dell'Urss. La nazione che il senatore John McCain ha definito “una pompa di benzina travestita da Paese” ha ricompattato l'unità interna, rilanciato l'orgoglio nazionale, ricostituito le forze armate. E poi, sfidando la reazione degli Usa e dei loro alleati, è tornata a competere sulla scena mondiale. 

Putin sarà un dittatore cinico e cattivo, ma il punto non è questo. L'Occidente ha un sacco di ottime relazioni con dittatori cinici e cattivi".

Va poi considerato che, per la prima volta negli utlimi decenni, "un piano di cambiamento di regime sponsorizzato dagli Usa è stato mandato a monte. In altre parole, Assad non ha fatto e non farà la fine di Milosevic, Saddam, Gheddafi e Janukovich. L'idea, quindi, è di usare ogni ragione e ogni pretesto per trasformare la Siria, dove l'alleanza Russia-Iran-Siria-Hezbollah ha di fatto vinto la guerra, in una riedizione dell'incubo che l'Afghanistan fu per l'Armata Rossa dell'Urss. La ragione vera degli ultimi bombardamenti, abbia o no Assad usato armi chimiche, è questa. Ora non resta che attendere gli sviluppi. Quanto è finora successo, infatti, si presta a una duplice lettura. Le bombe e i missili del trio Usa-Francia-Regno Unito hanno evitato con cura i bersagli dove avrebbero potuto fare vittime tra i militari russi e sono stati diretti verso installazioni siriane dal valore perlopiù simbolico. E la Russia non ha reagito, almeno non con le armi. Può essere un caso?"". Se la nostra lettura di questi bombardamenti è corretta, e lascia intatto lo stallo tra le potenze, allora i siriani - conclude Scaglione - devono prepararsi a una lunga stagione di attentati e violenze, a una guerra di logoramento concepita per impedire ad Assad di riprendersi davvero il controllo del Paese. La stessa strategia applicata dalla Russia nel Donbass ucraino dopo il colpo di Stato sponsorizzato dagli Usa contro il presidente Janukovich, ma molto più in grande. Questo sarebbe il vero colpo contro la Russia che, come già gli Usa in tante altre situazioni dall'Afghanistan all'Iraq, dopo aver vinto la guerra ha l'enorme problema di vincere anche la pace.

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