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I pacifisti: «Il Parlamento non converta in legge l'invio di nuove armi in Ucraina»

I pacifisti: «Il Parlamento non converta in legge l'invio di nuove armi in Ucraina»

ROMA-ADISTA. In questi giorni vi è stata una significativa mobilitazione contro il provvedimento di invio di nuove armi in Ucraina. Un gruppo di 34 esponenti della cultura, della società civile e del movimento pacifista hanno presentato una petizione al Senato e alla Camera dei deputati, sfruttando l’articolo 50 della Costituzione che consente l’inoltro di petizioni alle Camere per esporre comuni necessità. La petizione - che ha come primi firmatari il missionario comboniano Alex Zanotelli e il vescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi - chiede di non convertire in legge il decreto del governo che rinnova l’invio delle armi in Ucraina. La petizione è stata firmata da oltre 4300 persone ed è sostenuta da 101 associazioni, organizzazioni sociali e politiche (v. Adista Documenti n. 2/25)

Martedì 28 gennaio, alla Camera dei Deputati, si voterà la conversione in legge del decreto governativo che autorizza fino al 31 dicembre 2025 un nuovo invio di armi in Ucraina dopo quelli già effettuati per il 2022, 2023 e 2024. «Il bilancio di questi anni di guerra è tragico – denunciano i promotori della petizione –: centinaia di migliaia di vite spezzate, un paese devastato. Disastroso è stato l’obiettivo, con un invio crescente di armi, di conseguire la vittoria dell’Ucraina e una sconfitta militare della Federazione russa. Questa strategia, promossa da un "partito della guerra a oltranza", si rivela oggi per ciò che è: una prova di forza priva di sbocco, che lascia dietro di sé solo una crescente scia di lutti.

L’azione del governo, condivisa pienamente anche dal principale partito di opposizione, prevede di continuare su questa strada che si è rivelata tanto sanguinosa quanto fallimentare. In tal modo l’Ucraina è diventata la vittima sacrificale dell’oltranzismo bellicista. Un oltranzismo insensato a cui si stanno sottraendo gli stessi soldati ucraini che disertano in massa e non si arruolano. Sono ottocentomila i renitenti e più di centomila i disertori, stando ai dati ufficiali di fonte ucraina. Questa linea priva di successo rischia di avvicinare il momento della “scelta ultima”: un possibile coinvolgimento diretto degli eserciti della Nato nella guerra contro la Russia, con il rischio concreto del passaggio a un catastrofico scontro nucleare.

Un’Europa sonnambula, e l’Italia con essa, sta andando passo dopo passo, come accadde oltre un secolo fa per la prima guerra mondiale, verso lo sbocco della guerra totale. Nessun ragionevole cittadino italiano la vuole. La maggioranza dell’opinione pubblica è contraria all’invio delle armi anche perché questo tributo di morte viene pagato con i fondi sottratti alla sanità pubblica, all'istruzione e al welfare.

Chiediamo ai deputati, chiamati dalla Costituzione a rappresentare la volontà popolare, di agire con consapevole responsabilità e di respingere il decreto governativo che alimenta la guerra invece di contrastarla. Chi ama la pace non alimenta la guerra».

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