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"Il naufragio di Cutro: un anno dopo". Un documento dell'Arci nell'anniversario della strage

A causa delle pessime condizioni del mare, nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, un barcone carico di 180 afghani provenienti dalla Turchia si rovesciava e si schiantava contro una secca a pochi metri dalle coste di Steccato di Cutro (KR). Nei giorni seguenti, nell’indignazione e nella costernazione dell’opinione pubblica di tutta Europa, il mare restituiva i corpi senza vita di oltre 100 naufraghi di cui più di 30 minori.

In occasione dell’anniversario della strage l’ARCI ha curato e pubblicato un documento dal titolo Il naufragio di Cutro: un anno dopo con il quale ha voluto fare memoria dell’accaduto e, in particolare, della lotta condotta dai superstiti e dai familiari dei morti, insieme alla società civile italiana, «per ottenere giustizia e verità per le vittime».

Nelle premesse, l’Arci ricorda il contestatissimo Consiglio dei Ministri riunito il 9 marzo seguente nella sede del Consiglio municipale della cittadina calabrese: «il governo presieduto da Giorgia Meloni si riunì il 9 marzo a Cutro per intervenire con un Decreto Legge che venne approvato in quella sede, a pochi metri dalla strage del 26 febbraio, e non andò a rendere omaggio alle bare delle vittime, né tantomeno a esprimere solidarietà ai familiari e ai superstiti. Una scelta vergognosa, in coerenza con la volontà di sottrarre umanità a chi arriva in Italia in fuga da guerre e persecuzioni, da violenze e conflitti, per rendere accettabili scelte che altrimenti sarebbero assurde, oltre che ingiuste e fatte contro l’interesse dello Stato».

Il documento dell’Arci racconta i fatti noti, le iniziative del governo e il contesto delle politiche italiane ed europee per la “difesa” dei confini dall’“invasione” dei “clandestini”, «politiche che critichiamo da anni per essere la causa principale della morte dei migranti». A seguire, il testo racconta le iniziative legali promosse dalla società civile per sottolineare le responsabilità delle istituzioni italiane «che hanno l’obbligo giuridico di soccorrere le persone in mare»; e affronta il processo di «criminalizzazione di cinque dei superstiti, i cosiddetti “scafisti”, che fino ad oggi sono detenuti nelle carceri italiane». Infine, l’Arci riassume gli effetti del cosiddetto “Decreto Cutro”, «la legge che porta in maniera del tutto inopportuna il nome del luogo di questa strage» e che «non ha fatto null’altro che punire la popolazione straniera in Italia, impedendo a migliaia di persone presenti nel territorio nazionale di regolarizzare la loro posizione giuridica, aumentando la durata della detenzione amministrativa». «Una violazione dei diritti umani per la quale l’Italia sarà sicuramente condannata sia giuridicamente che eticamente».

A distanza di un anno da quei fatti, l’Arci ribadisce «a tutte le istituzioni la necessità di impegnarsi affinché le giuste richieste dei superstiti e dei familiari delle vittime siano assecondate. Chiediamo che ogni sforzo venga intrapreso per evitare altri naufragi, a partire dall’apertura delle frontiere e la fine di questo vergognoso capitolo nella storia italiana incentrato su chiusura, respingimento e discriminazione. Vanno invece ricordati quei valori della libertà e della vita umana che sono alla base della nostra associazione e della Costituzione italiana».

Scarica e leggi il documento dell’Arci

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